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mercoledì 11 dicembre 2013

Il duca di Sabbioneta arriva a Mantova

Giovedì 19 dicembre è la volta di Mantova, culla del Festival. Il libro verrà presentato alle 16,30 nella splendida chiesa della Vittoria (quella del'omonima pala del Mantegna, oggi al Louvre). Questa si trova nell'antica contrada del Leopardo, nel cuore della città dei Gonzaga.



La volle il marchese Francesco Gonzaga dopo la battaglia di Fornovo
La chiesa della Vittoria, all'angolo tra le vie Fernelli e Monteverdi.


 Ce l'abbiamo fatta: l'anno 2013 il libro verrà presentato a Mantova. Non a palazzo Ducale, ma nel cuore della città vecchia, tra la basilica di S.Andrea e palazzo d'Arco, tra piazza Virgiliana e il Teatro Sociale, e precisamente nella chiesa della Vittoria. Questa, subito riconoscibile per il nudo mattonato, sorge nell'antica contrada del Leopardo, all'angolo delle attuali vie Fernelli e Monteverdi. Attenzione: chi non fosse pratico osservi la fotografia; la chiesa della Vittoria è quella rossa, di massiccio mattonato romanico gotico. Dirimpetto ne sorge infatti un'altra (di cui si vede lo spigolo nella fotografia), che invece è intonacata. Per evitare confusione: la seconda è quella dei Santi Simone e Giuda, dove si sposò il musicista Claudio Monteverdi.
 L'evento, previsto per le 16,30 di giovedì 19 dicembre, grazie alla disponibilità dell'Associazione Amici di Palazzo Te e dei Musei Mantovani, oltre alla presenza dell'Autore, vedrà la partecipazione del prof. Franco Canova, storico e critico letterario, e della giornalista Alessandra Demonte, persona notissima a Mantova, perché legata a numerose manifestazioni (ricordiamo ad esempio la sua collaborazione con Dario Fo), e qui in veste di moderatrice. Anche in questa occasione l'attore Alan Beccari leggerà alcune pagine del libro.
 La scelta della sede è emblematica: la chiesa della Vittoria fu voluta dal marchese di Mantova Francesco Gonzaga nel 1495 per ringraziare la Vergine, della Vittoria riportata quell'anno da lui, come comandante in capo della coalizione italotedesca, sugl'invasori francesi a Fornovo, sopra Parma. Ma è anche una testimonianza della dura convivenza tra ebrei e cristiani (una delle tante tematiche trattate nel volume): la chiesa sorse infatti sull'area della casa di un banchiere ebreo, che il popolo aveva raso al suolo col pretesto che l'usuraio aveva profanato un'immagine della Vergine. Per il tempio il Mantegna dipinse una pala d'altare tra le più belle del Rinascimento, la Madonna della Vittoria, appunto. Ironia della sorte: saranno proprio i francesi (tornati in Italia con Napoleone) ad appropriarsene, portandola per sempre in Francia, dove oggi si può vedere al Louvre.


Uno dei dipinti migliori di Andrea Mantegna
La pala del Mantegna celebra la vittoria sui francesi nel 1495



 Ebrei e cristiani, italiani e francesi, artisti e libri. Appuntamento dunque alla chiesa della Vittoria, giovedì 19 dicembre, alle ore 16,30. Per chi venisse dalla stazione: dal Teatro Sociale (piazza Cavallotti) ci si arriva seguendo la via Arrivabene (sovrastata dalla torre dell'omonimo palazzo); chi invece giungesse da piazza delle Erbe (nucleo della città comunale) può, muovendo dalla concattedrale di S.Andrea (piazza Mantegna) imboccare (per restare in tema di musicisti) la via Verdi.

venerdì 29 novembre 2013

Il duca di Sabbioneta esce su Repubblica

Giovedì 28 novembre 2013 su Repubblica, edizione di Milano, è uscito un ampio articolo,  a firma Simone Mosca, dedicato al libro "Il duca di Sabbioneta". La recensione sottolinea il carattere discorsivo, ma non romanzato, della biografia.





  Repubblica, in concomitanza con Bookcity, la fortunata fiera del libro che, in novembre, si tiene ormai tutti gli anni a Milano, dedica mezza pagina dell'edizione milanese alla biografia "Il duca di Sabbioneta". Nella lunga recensione, il giornalista Simone Mosca mette in risalto, con obbiettività professionale, il carattere serio, ma non serioso, dell'opera con cui la casa editrice Mimesis ha inaugurato quest'anno la nuova collana "Le Erme".

domenica 17 novembre 2013

Per le illustrazioni mi sono ispirato ai libri antichi.

Nella creazione di un libro, la ricerca delle immagini, la loro selezione,  e perfino la loro collocazione all'interno dell'opera, richiedono almeno altrettanta sensibilità e caparbietà che la stesura del testo. Il prof. Canova intervista l'Autore.



Il Lago di Nemi sulla via Appia
L'impaginazione è particolare


Sarzi Amadè, l'Editio maior del suo libro "Il duca di Sabbioneta" si differenzia dalla precedente anche per il numero eccezionale di illustrazioni, addirittura centinaia.

Sono più di 350, anzi certamente più di 370,  quasi tutte stampe originali dell'epoca.

Come mai questa scelta?

Io ritengo che, ad onta del progresso scientifico e tecnologico, pur indispensabile, gli antichi abbiano molto da insegnarci ancora oggi in fatto di comunicazione. Pensiamo all'efficacia e alla semplicità delle illustrazioni che caratterizzavano i libri già ai tempi del duca di Sabbioneta, appena un secolo dopo l'invenzione della stampa.

Quanto lavoro Le è costato raccoglierle?

Sono convinto che quando una persona si dedica ad un'opera deve mettercela tutta. Ispirato dal fascino dei libri antichi ho così raccolto per anni immagini d'epoca che documentassero luoghi e personaggi che il Duca aveva visto, o conosciuto, anche indirettamente. Sono per lo più stampe, ma anche dipinti, o disegni, volti non solo a ricostruire la sua vita, ma anche a ricreare l'atmosfera e -sottolineo- la psicologia del tempo.

 

Un secondo libro, tutto di immagini, all'interno del libro originario, che invece è scritto.

Su ogni dettaglio della vita del protagonista, dei suoi viaggi, dei luoghi che lui aveva visitato, ho cercato immagini d'epoca. Bisognava documentare luoghi del nord Africa come del Belgio, del Sud Italia come della Germania, ma soprattutto della Spagna, quali si presentavano ai suoi tempi. E inoltre: costumi, consuetudini, situazioni e addirittura mostri cui la gente all'epoca credeva, sempre però attraverso stampe originali.




L'Unione Lettori Italiani ha organizzato l'evento a palazzo Sormani
Lo storico Franco Cardini durante la presentazione a palazzo Sormani (L. Candiotto)

 

Quali sono le illustrazioni più originali che ha raccolto?

Posso dire le più insperate. Una stampa del '500 rappresenta la corrida quale si svolgeva all'epoca, cioè a cavallo, con più tori e più picador nello stesso recinto. Un'altra, sempre dell'epoca, raffigura un bordello spagnolo con prostitute e clienti. Un documento eccezionale se pensiamo che il Duca rientrò dalla Spagna nel 1578, malato proprio di sifilide.

Ci può elencare qualche altra "chicca"?

Per me è stato emozionante rinvenire un'immagine d'epoca della battaglia di Vicovaro del 1556, diretta da Vespasiano Gonzaga, e di quella di Civitella dell'anno successivo, cui il Gonzaga partecipò attivamente. Anch'esse ora arricchiscono l'iconografia del libro.

Le illustrazioni sono inedite?


Non necessariamente tutte. Anche tra quelle già pubblicate però ne appaiono di poco conosciute. Pensiamo al ritratto di Vespasiano Gonzaga bambino, comparso quasi per caso in un volume degli anni '70, e in seguito ignorato nonostante la sua originalità, in studi e mostre. Oppure al ritratto di San Luigi Gonzaga, il patrono della gioventù, anch'egli fanciullo, conservato al Museo di Montepulciano, e chissà perché trascurato dall' imponente letteratura sul personaggio.

Vi sono anche disegni eseguiti da Vespasiano Gonzaga?

No. Ma ho riprodotto, da un vecchio libro spagnolo, il ritratto di una ragazzina focomelica, che il Duca vide esibirsi, e che perciò fece ritrarre per portarne testimonianza in Italia.



Costumi arabi, sullo sfondo la Sierra Nevada
Masse arabe in Spagna ai tempi della rivolta di Granada

Esistono altri ritratti?

Certamente: ho raccolto i volti non solo di personaggi celebri, ma anche di cortigiani dello stesso Vespasiano, come il filosofo Mario Nizzoli e il celebre umanista Minturno, pressoché inutilizzati nell'ormai vasta letteratura sul Personaggio.

 

Vedo però che l'accento è stato posto sui paesaggi e sui costumi.

Non è stato facile raccogliere vedute dell'epoca di tutti i luoghi in cui lui era stato, in alcuni casi mi sono dovuto accontentare di luoghi simili. Non ho però trascurato specifiche scene di tortura, di guerra, o anche immagini del mondo arabo che tanto influenzò la realtà del tempo. Purtroppo la dura legge dello spazio non mi ha permesso di utilizzare tutto questo ben di Dio, e ho dovuto rinunciare anche ad illustrazioni belle e curiose.


Dunque tutte immagini dell'epoca?

Non tutte. In qualche caso mi sono dovuto avvalere di vecchie foto di monumenti, che evocano l'atmosfera dell'epoca pur essendo di molto posteriori. In altri ho scelto moderni disegni di opere antiche. A volte infatti il disegno si rivela più efficace addirittura della tecnica fotografica (ad esempio se dobbiamo riprodurre bassorilievi). Uno di questi è del celebre pittore Paride Falchi, il cui figlio, Aldo, anch'egli famoso pittore e scultore, ringrazio per la cortese concessione anche di un proprio disegno, forse il migliore della sua carriera, e che valorizza non poco l'opera.

 

Vedo alcune carte topografiche. Lei ha quindi ricostruito la topografia dei luoghi?

Nell'edizione precedente (SugarCo, 1990) avevo stilato, alla buona, una cartina geografica raffigurante i domini del Duca di Sabbioneta (una mia ricostruzione). Mi sono poi accorto che in seguito altri hanno utilizzato proprio quella. Mi dicono infatti che a tutt'oggi manca una cartografia precisa sui confini tra gli Stati dell'epoca, che risponda alle esigenze di chi oggi guarda al passato.


I viaggi all'epoca erano ricchi di insidie
Caratteristico paesaggio spagnolo

 

Ha così dovuto colmare Lei questo vuoto?

Naturalmente per la nuova edizione ho accuratemente corretto e perfezionato la cartina, consultando antiche cartografie e studiosi locali. Qualunque confine di un qualsiasi Stato, presente, pur casualmente, nella cartina, deve essere il più vicino possibile alla realtà storica.

Troviamo anche una cartina di Sabbioneta ai tempi del Duca.

Sull'aspetto originario di Sabbioneta circolano autentiche leggende metropolitane, e anche ricostruzioni fantastiche presentate come storiche perfino nei documentari. Per fare giustizia di ciò ho ripreso una planimetria secentesca di Sabbioneta, la più antica, e sulla scorta della mia esperienza, l'ho modificata inserendo dettagli a me noti dai documenti antichi. Ho quindi elaborato il tutto alla buona, per restituire l'idea di come si presentasse la città alla morte del Duca.

Un lavoretto.

Purtroppo la differente tematica del mio libro non permetteva di approfondire dettagli specifici sulla struttura delle case, sulla funzione dei diversi edifici, su proprietari e inquilini, come a me sarebbe piaciuto. Ci vorrebbe un altro libro. Quella piantina ne è il riassunto.





mercoledì 30 ottobre 2013

Il duca di Sabbioneta arriva a Cremona.

Misteriosa relazione quella intercorsa tra il duca di Sabbioneta e la pittrice Sofonisba Anguissola. I due, originari della diocesi di Cremona, si incontrarono in Spagna, alla corte di Filippo II. Ma il loro rapporto non fu mai chiarito. Se ne parlerà martedì 12 novembre a Cremona. 



Misteriosa relazione lontano dalla patria tra il duca e la pittrice
Il duomo di Cremona con il battistero romanico




 Il duca di Sabbioneta e Sofonisba Anguissola, il principe e la pittrice, lui vedovo, lei ancora nubile. A oltre quattro secoli dal loro incontro, il libro "Il duca di Sabbioneta" (presentato in ottobre a Milano dallo storico Franco Cardini) sarà oggetto di conversazione questa volta a Cremona, presso la Biblioteca Statale, nella superba cornice di palazzo Affaitati (sede anche del museo civico Ala Ponzone), in via Ugolani Dati al civico 4.  Relatore sarà lo storico Fulvio Stumpo, giornalista del quotidiano "La Provincia", mentre il dottissimo Mario Feraboli, titolare della centralissima Libreria del Convegno, leggerà alcune pagine relative al rapporto tra l'ombroso Duca di Sabbioneta e la celebre artista, sua concittadina. Sarà presente l'autore, che interverrà a soddisfare le domande del pubblico.
 L'appuntamento è in calendario per le ore 17 di martedì 12 novembre (ATTENZIONE: era previsto per mercoledì 13, ma è stato anticipato di un giorno).


Palazzo Affaitati ospita anche il museo civico Ala Ponzone
Il libro verrà presentato a palazzo Affaitati

martedì 8 ottobre 2013

Il libro verrà presentato a Milano dal prof. Franco Cardini

Mercoledì 23 ottobre il libro "Il duca di Sabbioneta, guerre e amori di un europeo errante" verrà presentato a Milano, dal celebre prof. Franco Cardini, a palazzo Sormani. L'attrice Lorena Nocera leggerà alcuni brani dell'opera.


Un significativo palazzo patrizio sulla cerchia dei Navigli
Milano, palazzo Sormani, la facciata sul giardino (1756)


 Solo venti giorni dopo la calorosa presentazione svoltasi il 3 ottobre a Gazoldo degl'Ippoliti (Mantova), presso l'ormai storica associazione Postumia (qui l'intervento dell'Autore a Radio Onda d'Urto), questa volta -precisamente mercoledì 23 ottobre, alle ore 18- il libro "Il duca di Sabbioneta" verrà presentato a Milano, nella bellissima sala del Grechetto, a palazzo Sormani (noto a tutti i milanesi perché sede della Biblioteca Comunale). Introdurrà la serata la scrittrice Erminia dell'Oro, personaggio di punta dell'editoria italiana, quindi lo storico Franco Cardini presenterà il volume e dialogherà con l'Autore, insieme allo studioso Paolo Bonaccorsi. Animerà l'incontro l'attrice Lorena Nocera, che leggerà alcuni brani dell'opera. L'evento è organizzato dall'Unione Lettori Italiani (ULI).

 La sede non è scelta a caso: oltre ad essere uno dei palazzi più significativi della città, quando fu costruita incorporò la preesistente dimora del famigerato condottiero Giambattista Castaldo (ricordato in una lapide al pian terreno), che, distintosi nel celebre sacco di Roma, è uno dei cento "personaggi" del libro.




lunedì 30 settembre 2013

Alcune pagine del libro lette in rete da Alan Beccari

 Il libro "Il duca di Sabbioneta" dispone ora di un proprio canale su Youtube. Qui verranno raccolte via via testimonianze, interviste, documenti sul personaggio e sulla vicenda narrata.


                            
Alcune pagine di vita vissuta nel racconto di un'epoca



 Il canale su Youtube è facilmente rintracciabile (http://www.youtube.com/user/ilducadisabbioneta). Qui, accanto al video (già postato) sulla presentazione svoltasi in maggio, troverete quello appena realizzato in chiave cinematografica. Si intitola "Alcune pagine del Duca di Sabbioneta" (qui: http://www.youtube.com/watch?v=zwiaBpKX7ZY  ).
 Si tratta di un'accorata evocazione dell'arrivo di Vespasiano Gonzaga alla corte di Spagna, e naturalmente del suo incontro con Sofonisba Anguissola. La colonna sonora è costituita dalla voce dell'attore Alan Beccari, che legge alcune pagine tratte dalla parte IV, dal capitolo "La città cinta di fuoco". Autore del video è il documentarista Pierluigi Bonfatti Sabbioni.


Don Carlos forse ucciso dal padre per la ragion di Stato
Nel libro anche il dramma del difficile rapporto padre-figlio






mercoledì 7 agosto 2013

Il Duca, accompagnato dal tema della morte, influenzò Shakespeare e Torquato Tasso.

Il Duca di Sabbioneta convisse col tema della morte, caro a poeti e guerrieri del suo tempo; la sua figura ispirò Torquato Tasso e William Shakespeare. Prosegue l'intervista del critico letterario Franco Canova all'Autore.





Il tentativo di mummificare la salma del duca fallì
Il cranio di Vespasiano Gonzaga reca le tracce della sifilide


Sarzi Amadè, parliamo del tema della morte. Esso accompagnò il protagonista del Suo libro per tutta la vita. Ci spiega perché?


 Il tema della morte ha sempre dominato l'immaginario umano. Per millenni fu naturale veder morire i propri fratelli, i propri compagni, i propri figli, magari nel corso di malattie, di guerre, di calamità. Il Duca di Sabbioneta, rimasto vedovo per la seconda volta, contrasse la sifilide, probabilmente in Spagna. Questa malattia, subdola e ai tempi ancora poco conosciuta, subì una recrudescenza dopo la conquista del Nuovo Mondo. I soldati spagnoli avevano estrema facilità a stuprare le donne degli indios, e al ritorno in patria frequentavano i bordelli, che si trasformavano così in focolai della malattia. Non dimentichiamo che anche Rodolfo II trascorse molti anni in Spagna, e che anche lui contrasse la malattia.

Fu questa la ragione che accostò il Duca di Sabbioneta all'idea della morte?


Certamente no. Anche da giovane infatti si trovò più volte in punto di morte. Ma, da buon militare, egli aveva con essa un rapporto spartano. Come avrebbe potuto altrimenti guidare i propri uomini in quelle carneficine che erano allora le battaglie? Pensiamo a quando, sotto le mura di Ostia, esaurite le munizioni, si lanciò con la sola spada e lo scudo all'assalto delle fortificazioni, e una palla d'archibugio lo solcò tra la bocca e il naso.

Un gesto eroico dunque.


Non il solo della sua vita, però.

Un personaggio del genere doveva fare colpo sulle donne.


Il Duca di Sabbioneta fu certamente connotato da una forte virilità. Ricordiamo il testimone che, vedendolo nudo, ancora bambino, notò che aveva tre testicoli. Questa è ora una delle "chicche" della nuova edizione. Ma...attenzione: il Duca non aveva certo un carattere morbido.

A cosa allude?

Pensiamo alla scomparsa della prima moglie. Di lei si perse ogni traccia. Secondo un cortigiano dell'epoca pare l'avesse uccisa il marito stesso perché convinto che l'avesse tradito. Tuttavia a questa "ombra" si affianca una certezza: il Duca voleva a tutti i costi dei figli, che la moglie, dopo un aborto, probabilmente non era in grado di dargli. E di fatti non gli diede.



Secondo William Shekespeare fu ispirato da Vespasiano Gonzaga
William Shakespeare

In quanto morì...


Ma non fu una morte chiara. Infatti il Duca la cancellò dalla propria vita. La donna non trovò posto nel mausoleo che egli fece poi costruire per sé e la propria famiglia, e ad oggi non conosciamo alcuna immagine, alcuna testimonianza artistica, o poetica, che la ricordi.

 

Ha parlato di poeti. Che rapporto ebbe il Duca con loro?


Il Duca di Sabbioneta fu profondamente incline alla poesia e ai temi della lingua. Pensiamo alle conversazioni letterarie svoltesi nel corso della sua "dittatura" a Casale Monferrato. In una di queste si affronta tra l'altro proprio il tema del tradimento, dell'uomo che può tradire la donna, e della donna che deve riconquistare l'affetto perduto del marito. Ma anche della donna che, tradendo il marito, viene meno al suo dovere di subordinazione. Esse offrirono spunto a Stefano Guazzo, un letterato "alla moda" diremmo oggi, per i suoi "dialoghi" nello stile del tempo. Questi, tradotti perfino in inglese, pare influenzassero poi William Shakespeare in importanti scelte drammaturgiche.

Il Duca di Sabbioneta dunque influenzò Shakespeare?


Non solo. Pensiamo anche alle poesie che un altro poeta dell'epoca gli dedicò, Torquato Tasso, che, si sa, contribuì notevolmente all'affermazione del toscano come lingua comune a tutt'Italia, e in particolare del lessico che usiamo ancora oggi.

Anche Torquato Tasso dunque.


Nella prima edizione del libro avevo proposto alcuni sonetti del Duca di Sabbioneta, relativi a episodi e circostanze della sua vita. Nella nuova edizione ho voluto proporre anche alcuni sonetti che viceversa il Tasso dedicò al Gonzaga, al quale  l'autore della Gerusalemme Liberata esprimeva la propria ammirazione proprio per le doti liriche.

martedì 23 luglio 2013

Un uomo senza patria, un europeo errante.

Il duca di Sabbioneta sostenne, con la sua politica, il concetto di "patria", sebbene in realtà egli non avesse una "patria" o, meglio, questa fosse l'Europa. Il critico letterario Franco Canova ne discute con l'Autore del libro.



Il duca contrasse la sifilide in Spagna, in un bordello
Il Duca convisse con una malattia a lui ignota, la sifilide


Sarzi Amadè, il Suo libro, "Il duca di Sabbioneta" ha restituito a Vespasiano Gonzaga la sua reale dimensione europea. Ma allora, par di capire, il Duca non era di Sabbioneta?

Nacque a Fondi, allora nel regno di Napoli, nel contesto dell'aristocrazia napoletana legata alla Spagna. E rimase a Napoli fino ai tredici anni. Si formò quindi tra modelli napoletani e spagnoli.

 

Dove abitò allora?

Secondo la norma, ogni anno,  egli avrebbe dovuto trascorrere sei mesi nei suoi Stati lombardi, e i restanti sei nei suoi feudi napoletani. Altrimenti come avrebbe potuto curare i propri interessi? Ma anche questo si rivelò possibile solo in alcuni anni.

Perché?

Ma, scusi, dal 1551 al 1557, quindi per sei anni, fu continuamente in guerra prima in Piemonte, poi nello Stato Pontificio. Anni epici nella sua vita di soldato. Lo troviamo nel 1558 a Bruxelles, poi di nuovo in Piemonte a combattere...a quei tempi i viaggi non si facevano mica in treno. Solo quelli a Bruxelles (e ne fece più d'uno) richiedevano mesi e mesi di cavalcate attraverso l'Europa.

Non ebbe quindi una vera e propria patria?

Possiamo dire che trascorse quasi un quarto della sua vita in Spagna, di cui un decennio senza interruzioni (compreso però il viaggio nel Nord Africa).

 

Ma i Gonzaga sono lombardi, di Mantova.

E' vero. Ma guardando la famiglia paterna, unica sua ascendenza lombarda, troviamo la trisnonna tedesca, la bisnonna e la madre napoletane, la nonna finalmente di Genova. Cinque zie paterne erano sposate con signori napoletani. E lui crebbe piuttosto vicino a queste che ai Gonzaga. Come si fa a parlare di un personaggio lombardo? Certamente fu "anche" lombardo (lo sono anche molti americani di quinta generazione!).

 

Ecco allora perché Lei lo definisce "un europeo errante".

Certamente: europeo per sangue, per mentalità e cultura. Errante perché era sempre in viaggio, per necessità ma anche per aspirazione, dal Nord Africa al Belgio, dalla Spagna al Sud Italia, alla Boemia, alla Polonia.



Ritratto del Duca, attribuito a Bernardino Campi
Vespasiano Gonzaga, ritratto forse dal Campi

Ha dimenticato la nonna materna.

Giusta osservazione. Era Beatrice Appiani, figlia del principe di Piombino. Siamo di nuovo sul mar Tirreno. Anche perché il nonno materno di Beatrice era il duca di Amalfi, altro napoletano. E la bisnonna materna, appunto, era la sorella di papa Pio II, dicevamo il fondatore di Pienza, in Toscana. Le donne allora partorivano presto, così per parte materna in un secolo si accumulava un maggior numero di generazioni che per parte paterna.

Si può dunque dire che il Dna accomuna coloro che maggiormente perseguirono il sogno della città ideale: Piccolomini, Gonzaga, Estensi...

Forse con una metafora. Non dimentichiamo che il biografo dev'essere un po' psicologo e un po' antropologo.

Dunque il Duca fu un italiano ante litteram?

Piuttosto un europeo oserei dire. Non dimentichiamo che l'Italia era allora il fulcro del pensiero e dell'arte di tutta Europa. Eppure, ciononostante, c'è ancora chi "bolla" il Duca di Sabbioneta come un personaggio locale, e il mio libro come un romanzo, anziché una biografia. In tutta sincerità che bisogno ci sarebbe di scrivere un romanzo su di un personaggio la cui vita è già tanto avventurosa, appassionante e circondata di mistero?

In che modo egli promosse il concetto di "patria"?

Innanzitutto "creandola" attraverso l'urbanistica, l'architettura, ma anche le leggi, che tendevano a rafforzare il concetto di cittadinanza. Esse favorivano cioè i residenti rispetto i forestieri, penalizzando coloro che si trasferivano, temporaneamente o per matrimonio, altrove, e premiando invece quanti, da altri Stati, vi si stabilivano definitivamente.

Molti studiosi, dopo di Lei, si sono dedicati allo studio di Sabbioneta e del suo ideatore, organizzando una serie di convegni e iniziative in loco. L'hanno mai invitata?

No, mai. Nell'arco di trent'anni, dall'uscita del mio primo opuscolo, non una sola volta. Ma io sono fiero di ciò perché rimarca che mai ho goduto di protezioni, politiche o accademiche, invece tanto preziose in Italia. La presentazione dell' Editio maior del mio libro, svoltasi il 19 maggio nel Teatro all'Antica (qui il video dell'evento), è stata dunque in tutto e per tutto una novità. Ho dovuto attendere il 2013.


 


mercoledì 19 giugno 2013

Attualità del Duca

Il Duca di Sabbioneta si ispirò all'antica Roma. Ma la sua biografia ci racconta, attraverso la storia, i grandi temi del presente: dall'immigrazione araba in Europa ai fermenti autonomisti, al ricatto del debito statale. Continua l'intervista del prof.  Canova all'autore.





L'antica Roma, con le sue colonie, come modello di "patria"
L'archeologia come fonte di ispirazione

 

Dunque la lettura del libro per comprendere, attraverso la narrazione storica, la vita di un principe ossessionato dal mito della città ideale, e al tempo stesso fenomeni odierni?

Molti fenomeni attuali hanno profonde radici nella storia, e non si possono spiegare se non attraverso il racconto, la via più semplice e agevole per capirli.

 

Quali ad esempio?

Nell'ultimo post abbiamo parlato dell'antagonismo, o della convivenza, di arabi ed europei, di Oriente e Occidente. Ma non dimentichiamo i protestanti, la profonda frattura tra Chiesa romana e luterana che il Duca di Sabbioneta non solo conobbe, ma anche visse, con la zia insidiata dall'Inquisizione e gli ebrei (altra minoranza che emerge con forza) che, sotto l'egida del Duca, avevano aperto un'importante tipografia, ed ora la dovettero chiudere.

Un secolo quindi connotato da questioni religiose.

Non solo. Pensiamo a quando il Duca fu viceré in Navarra. Alle forti rivendicazioni autonomiste che permangono ancora oggi. Ai baschi ad esempio, cui nel libro ho dedicato un approfondimento anche visivo, attraverso stampe d'epoca. O alla Catalogna, dove il Duca conobbe una tematica indipendentista che conosciamo pari pari ai nostri giorni.


In questo modo Lei intende valorizzarlo anche come statista.

Certamente, non avendo patria pensò a creare lui stesso una patria. E come insinuare nei sudditi questo concetto se non attraverso leggi che li inducessero a difendere l'interesse dello Stato, a rispettare un ordinamento, a partecipare alla milizia, a godere di protezione e immunità anche per i delitti da loro commessi in altri Stati? Parliamo di un atteggiamento mentale che, in maniera velata, permane ancora oggi: si pensi al caso dei due marò italiani sotto processo in India, e al tentativo di "salvarli" proprio con un discutibile "rimpatrio".


Il Monferrato, come oggi la Grecia, conobbe il ricatto del debito
Soldati tedeschi (particolare, dal libro)

 


Vi sono dunque punti di contatto tra le due epoche?

Certo. Ma Le dirò di più. Pensiamo alla Grecia moderna, strangolata dal debito. E pensiamo al Monferrato di allora, a lungo dominato da una dinastia per caso di origine greca. Bene: il Duca fu inviato proprio in Monferrato, a stroncare una rivolta della popolazione, ricattata (allora come nel caso di oggi) con la minaccia del debito. Operò, anche allora, ubbidendo a interessi sovrannazionali (la dinastia degli Asburgo, che dominava l'Europa dell'epoca). E si servì (altra curiosità) proprio di soldati tedeschi.


Dunque la tragedia greca di oggi ebbe un precedente nell'Europa del '500?

 Io direi più di un precedente. Ma il caso del Monferrato è emblematico. Il debito pubblico non è un fatto esclusivo di oggi (sotto i papi, ad esempio, permise di costruire mezza Roma). Forse però, piuttosto che di un precedente della Grecia di oggi, è più corretto parlare di un centralismo europeo che, allora come oggi, tende a strangolare gli Stati periferici. E' sempre vero il proverbio: il pesce più grosso mangia il pesce più piccolo.

 

Lei parla di un ruolo del Duca nella politica europea dell'epoca.

Certo. Il suo fu un ruolo determinante. Non dimentichiamo che il Duca fu un grande progettista di fortificazioni. Lo scontro tra mondo cristiano e mondo musulmano, dopo le crociate del Medioevo, si ripresentò con altrettanta veemenza nel 1571, non a caso in Grecia (allora come oggi chiave di volta della politica europea, e mediterranea). Parlo della battaglia di Lepanto.

Ma questa cosa c'entra dal momento che il Duca allora si trovava in Spagna?

Mentre gli sforzi del mondo cattolico erano concentrati a Lepanto, c'era naturalmente, come in tutte le guerre, chi cercava di approfittarne. In questo caso i protestanti, per intenderci inglesi e francesi, che meditavano di aggredire alle spalle la Spagna, passando per la frontiera basca. Le province basche, come tallone d'Achille del blocco cattolico, costituivano un importante tassello degli equilibri politici del tempo.




Un esempio di fortezza ideale del '500
Pamplona, by Michael Newman, Geolocation


E il Duca cosa fece?

Abbiamo detto che era apprezzato come generale, organizzatore di eserciti, stratega e in particolare costruttore di fortificazioni. Fu appunto lui a salvaguardare la difficile frontiera dei Pirenei, organizzando milizie e costruendo fortificazioni. La cittadella di Pamplona, in Navarra, da lui costruita, nel corso della storia non fu mai espugnata. La si può ammirare ancora oggi.

 

Dunque già all'epoca un ingegnere e architetto di rilievo europeo.

Di più: egli fu un urbanista. Quella dell'urbanista è una figura "nuova", che emerge nel Rinascimento, e nasce proprio dall'osservazione, attraverso i ruderi, del passato. Di conseguenza egli replicò nella propria città ideale, sia pure in proporzioni o con materiali minori, monumenti significativi della Spagna come di Roma, alcuni dei quali sono stati identificati e sono riconoscibili nell'iconografia che accompagna la nuova edizione del libro.

domenica 9 giugno 2013

Il duca è tornato a Sabbioneta

 Domenica 19 maggio il libro "Il duca di Sabbioneta" è stato presentato a Sabbioneta nel Teatro Olimpico (il primo del Rinascimento costruito come edificio apposito). Un breve video della presentazione è disponibile qui: http://youtu.be/gduQFUt_HuY


    

Qui il filosofo Mario Nizzoli e il Lago di Nemi sulla via Appia
Il libro nel servizio di Mantova TV
 
 
 E' la prima volta che il biografo di Vespasiano Gonzaga Colonna, del fondatore cioè della Piccola Atene de' Gonzaga, viene invitato a Sabbioneta, città e personaggio al cui studio si dedica da decenni.
 La presentazione del suo libro, la biografia "Il duca di Sabbioneta, guerre e amori di un europeo errante" è stata a cura del critico letterario e storico, prof. Franco Canova, mentre l'attore Alan Beccari ha letto alcuni brani.

venerdì 24 maggio 2013

Un duca tenebroso e la città ideale.

La vita di Vespasiano Gonzaga Colonna (1531-1591), figura di "europeo" ante litteram, trascorsa in giro per l'Europa, ci permette di comprendere, attraverso il racconto, tematiche antiche e moderne. Il prof. Franco Canova intervista l'autore.
 


 
Lo Stato ideale nelle sue forme e nelle sue leggi
La città ideale, anonimo fiorentino del '400
 
 
 

Sarzi Amadè, Lei ha dedicato decenni, si può dire una vita di ricerche alla figura del duca di Sabbioneta. Ci può dire in due parole chi fu?

Vespasiano Gonzaga Colonna -questo il suo nome- fu statista, mecenate, condottiero, diplomatico, agente segreto, e trascorse l'esistenza in giro per l'Europa e per il Mediterraneo, ossessionato dal sogno di creare una città ideale.


Ci riuscì?

Fu un sogno tipico del Suo tempo. Non dimentichiamo che fu papa Pio II (che, fatto poco noto, era un antenato del Gonzaga) a fondare in Toscana la città di Pienza. L'attuazione di Sabbioneta, in Lombardia, è dunque un episodio di un'epopea.

 

Ma allora il duca di Sabbioneta non era lombardo?

Soltanto all'età di diciotto anni si stabilì in Lombardia, ma vi trascorse solo gli ultimi dodici della sua esistenza (e neppure in modo continuativo), dunque appena un quinto della vita. E solo in questo periodo poté spendersi interamente per attuare la città ideale. Fino ad allora vi si era dedicato tra un viaggio e l'altro, in modo discontinuo.

Un libro, il Suo, ambientato quindi in tutta Europa.

Sì. Ma non è un romanzo. Sebbene la vicenda sia appassionante (forse più di un romanzo: attenzione, parlo della vicenda, il libro lo giudicheranno i lettori) c'è una ricca bibliografia.


Che cosa rappresenta per il lettore comune, la vita del duca di Sabbioneta?

Essa costituisce una chiave per comprendere, attraverso la battagliera epopea di questo duca un secolo determinante della storia d'Europa, e attraverso la storia i temi che sottendono alla realtà di oggi.




Il Duca salvò la pace guadagnata con la battaglia di Lepanto
Il Duca ebbe un ruolo nell'Europa del '500


Cosa rappresentò il sogno di creare una città ideale?

Il sogno di creare una città ideale accompagnò la vita di molti principi. Questo fu un caso "fortunato". Qui il Duca volle replicare le cose migliori che aveva veduto in giro per il mondo: scorci, edifici; e naturalmente volle dar concretezza a una raccolta di cimeli raccolti nei suoi viaggi oppure acquistati per procura, e così a una biblioteca, a una scuola.

Pensiamo all'accademia da lui fondata.

Non solo. Ma, come avevo evidenziato già nella prima edizione, ottenne il privilegio di nominare dottori in qualsivoglia disciplina riconosciuti in tutte le università d'Europa. Un evidente riconoscimento al suo ruolo di protettore dei saperi, di vero mecenate.

Quando Lei parlava di cimeli, intendeva dire archeologici?

Certamente. Già nella prima edizione del libro avevo documentato la provenienza di certi reperti romani da uno scavo, possiamo dire, selvaggio, che lui attuò in Spagna: lo scavo di Carthago Nova, la leggendaria Nuova Cartagine fondata da Asdrubale in Europa, e poi considerata non solo nei secoli, ma nei millenni, il porto mediterraneo per antonomasia.

Quindi un archeologo?

Se vogliamo. Scavi selvaggi ne furono eseguiti a iosa nelle varie epoche e ahimé se ne eseguono ancora oggi. Però avevo così individuato la probabile provenienza di parte dei reperti romani di Sabbioneta. Potrebbe essere il caso ad esempio della statua di Pallade che si trova tuttora sulla piazza dov'era il castello.



Un cimelio romano, forse da Cartagena, in Spagna, la Nuova Cartagine
La statua di Minerva a Sabbioneta
 

 

Lei ha ricordato Asdrubale, dunque un africano in Europa. Un altro tema toccato dal Suo libro.

Il Cinquecento fu un'epoca in cui emerse con forza il tema dei nordafricani in Europa. Pensiamo alle masse arabe presenti in Spagna, al loro desiderio di riscatto, ai problemi diciamo di ordine pubblico. Il Duca, nei suoi viaggi in Spagna, ne fu profondamente coinvolto.

L'antagonismo tra cristiani e islamici del resto riguardò anche altri Gonzaga...

Pensiamo a quando il Duca era bambino e i pirati cercarono di rapirne la zia Giulia. Ma anche agli ordinari rapimenti di cristiani da parte degli algerini che facevano mercato di schiavi sulla piazza di Algeri, come documenta una straordinaria stampa d'epoca che ora è una delle centinaia che illustrano il libro.
 
 
Una "preda" di guerra in un mercato del nord Africa
Schiavo cristiano al mercato di Algeri

 


E' l'antica rivalità tra Oriente e Occidente.

Siamo però obbiettivi. Anche i cristiani, gli europei per intenderci, ne hanno fatte di cotte e di crude. Pensiamo alle condizioni in cui costringevano gli arabi in Spagna, un aspetto che il libro evidenzia, e che emerge con forza nell'Europa di oggi. Ciò che vediamo ai nostri giorni nelle banlieue francesi non è in sostanza molto diverso da ciò che accadeva nel '500 nella Spagna mediterranea.