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venerdì 22 luglio 2022

Francesco e Isabella. L'età d'oro dei Gonzaga (da Laterza).


 E' in libreria  il secondo volume della serie "I Gonzaga" edita da Laterza. L'idea è offrire un racconto innovativo ma veridico della complessa dinastia virgiliana. Con questa uscita: l'età d'oro, dominata dalle figure pionieristiche di Francesco II e Isabella d'Este.



Francesco II Gonzaga, Liberatore dell'Italia.
La pala della Vittoria del Mantegna, ora al Louvre.

 Il periodo di Isabella d'Este è forse il più trattato, e anche il più romanzato. Ne testimonia una montagna di documenti (oltre 20 mila le sole lettere della marchesa, senza contare quelle del marito), una mole, come ben capirete, difficilmente dominabile. Sulla sola Isabella si è scritto di tutto e di più. Ma in verità, ad essere sinceri, qualcuno di Voi ci ha mai capito qualcosa?

 La scommessa era dunque offrire un ritratto, completo e al tempo stesso nitido, della dinastia nel momento forse più bello e difficile per l'intera Penisola: quello che vide, tra Quattro e Cinquecento, la calata dei grandi eserciti nazionali sulle traballanti signorie dello Stivale, e i piccoli, grandi principi dei nostri Stati preunitari, barcamenarsi tra armi e compromessi. Quello di Mantova fu uno dei pochi che sopravvisse, abbagliando con la sua luce l'intero continente. E' il momento in cui il marchese Francesco II Gonzaga guida gli italiani, finalmente coalizzati in una lega patriottica, alla battaglia di Fornovo: il Mantegna ritrae il bellicoso principe nella splendida pala della Vittoria (1496). Vittoria, si badi, sui francesi, sebbene oggi la Pala, ironia della sorte, si trovi al Louvre!

 Certo molto, del successo della Casata, si deve alla splendida figura di Isabella d'Este, la donna che più di ogni altra seppe fare della nascente, moderna diplomazia, un sapiente strumento politico. Ma anche la donna che rilanciò la musica italiana; promosse in Italia (in tempi di Inquisizione) la musica profana ("leggera" diremmo oggi); creò dal nulla, forse per prima al mondo, una vera collezione (di antichità, gioielli, vasellame prezioso, monete, medaglie e argenti), offrendo il modello di quella che un giorno sarà, non solo in Europa, ma persino in Russia, la Wunderkammer.

 Finora dunque non a caso i fari dei biografi (quasi tutti donne) sono stati puntati, in un'ottica forse un po' "femminista", su di lei, a tutto discapito del marito, considerato vile e spaccone. In realtà Francesco II Gonzaga è ben di più di un semplice condottiero. Egli è crudele e al tempo stesso umano: capace di feroci massacri, ma anche di improvvisarsi a difensore dei deboli; capace, in tempi di crociata (era l'epoca della cacciata dei musulmani dalla Spagna e dal Portogallo), di sbracciare pur di procurarsi un autentico turbante, e di intrecciare una fraterna amicizia (a distanza) col gran sultano dei turchi, al punto da accoglierne grandiosamente l'ambasciatore in casa. Promuove la musica sacra (diversi elementi della sua cappella passarono presto a Roma alla cappella pontificia), e inoltre il teatro, la letteratura. Grazie a lui nasce la Galleria d'Arte, che si diffonderà in Italia e in Europa. Per non parlare poi dell'equitazione: il riferimento è alla "razza Gonzaga" che, grazie all'attenzione da lui dedicata, raggiunge una qualità forse impareggiabile, al punto che si ritiene abbia dato origine al purosangue inglese (come del resto la figura del "gentleman" deriverebbe, pressoché in parallelo, dal "gentiluomo" tratteggiato dal Castiglione nel suo "Libro del Cortegiano"). 

 A fare la grandezza di Mantova sono infatti, non ultimi, anche i cortigiani. Non a caso proprio il Castiglione è figlio di una Gonzaga, Il Boiardo invece è marito di un'altra donna della casata (colei che darà alle stampe il capolavoro del marito: quell'Orlando Innamorato che tanta influenza eserciterà sulla poetica del tempo). L'Ariosto invece è parente, alla lunga, di entrambi i ,marchesi di Mantova. Ne consegue (forse) il mecenatismo della stirpe virgiliana a suo favore, e di rimando una ricaduta di immagine della Dinastia, attraverso numerosi versi e allusioni (all'interno del poema) a personaggi e ambienti che la connotano. Non è forse un caso (curiosamente trascurato dagli storici della materia) se Isabella d'Este portava il nome della nonna Isabella di Taranto, e questa a sua volta discendeva proprio dalla casata che avrebbe dato i natali al leggendario paladino di Francia.

 Insomma la presenza dei Gonzaga domina, anche senza che ce ne accorgiamo, il nostro immaginario. Con i cortigiani i principi condividono passioni e meriti: un mantovano, Merlin Cocai, figlio di questo momento storico, creerà il teatro siciliano moderno, e influenzerà la letteratura francese (nel Gargantua et Pantagruel, un classico dell'epoca). Ma cosa dire di Battista Spagnoli, che, sconosciuto ai più, arriverà ad influenzare Shakespeare e più in generale la letteratura inglese? E' inoltre a Mantova che Angelo Poliziano getta il seme del melodramma (che proprio alla corte virgiliana spiccherà il volo con le note di Claudio Monteverdi), Accanto a Mantegna sfilano infatti Poliziano, Pico della Mirandola (anche lui parente dei Gonzaga! e naturalmente morrà assassinato, come la sorella, che sarà poi la bisnonna del più celebre esponente della Casata: san Luigi), Lorenzo il Magnifico, Leonardo da VinciDürer, perfino Lutero (anche lui passa da Mantova e soprattutto vi compie una promettente semina).

 A fare la grandezza di Mantova sono però anche gli artigiani, e le famose, troppo spesso bistrattate dal turismo di massa, arti così dette "minori" (e che minori in realtà non erano). Non dimentichiamo il successo delle cuffie mantovane nel mondo (e non solo in quello europeo), e la cura destinata alla produzione e all'accaparramento di armi e armature, che fecero dell'armeria dei Gonzaga (oggi dispersa) una leggenda, ben degna di trovar posto, con tanto di dettagli, nelle pagine del libro.

 A fare la grandezza di Mantova sono anche gli ebrei e i contadini. I primi devono proprio ai Gonzaga buona parte del loro risveglio intellettuale (nella città virgiliana nasce, a cura di un ebreo, il primo trattato di regia noto al mondo). I secondi, strumento e in parte artefici, di una rigogliosa agricoltura, si ribellano ai monaci, e trovano un alleato proprio nel nostro terribile marchese. L'episodio appare come un prodromo di quella che un giorno ancora lontano sarà l'Emilia rossa.

 Per concludere: il libro vuole offrire, attraverso la storia passata, una chiave per comprendere anche l'Europa di oggi. E per pura coincidenza è uscito il 6 luglio, anniversario della battaglia di Fornovo che nel 1495 aveva imposto il marchese di Mantova sul difficile scacchiere della politica europea.

martedì 7 giugno 2022

I Gonzaga si affacciano alla scena europea.

Dieci cardinali, due imperatrici, svariati viceré. I Gonzaga hanno dato fior di personaggi. Ma come è nata la Dinastia? e come ha potuto, muovendo da un'isola del Po, conquistare il podio della politica, fino ad incidere nella storia della Chiesa, dell'Italia, delle arti?



Luca Sarzi Amadè, I Gonzaga (Laterza).


 Non solo un blog sul duca di Sabbioneta, ma su tutto ciò che appartiene al suo "mondo". Questa premessa ci consente di parlarVi ora del volume "I Gonzaga. Una dinastia tra Medioevo e Rinascimento" (pagg. 32), Roma Bari, Laterza 2019 (in economica nel 2021). Non la semplice cronistoria, ma il "racconto" dell'ascesa della Dinastia attraverso i duri secoli del basso Medioevo fino al mattino del Rinascimento (narrazione che si conclude nel 1478, con la morte del più amato tra i Gonzaga: il marchese Ludovico II; sono quindi esclusi per forza di cose i secoli del massimo splendore e della decadenza).
 Breve sintesi. Dopo aver "militato" nelle file canossane, e aver armeggiato nelle burrascose "democrazie" comunali di Mantova e Reggio (ma anche nel clero) i Gonzaga, divenuti fiduciari e parenti dei signori della città (all'epoca i Bonacolsi), nel 1328 "fanno fuori" questi ultimi per impadronirsi del potere. Il colpo di Stato (non facile, ma "studiato" nei minimi dettagli) riesce. 
 Il racconto prosegue con sei generazioni di despoti, spesso in lizza tra loro, attraverso (almeno) un fratricidio, un uxoricidio, fino alla riunificazione dello Stato (che nel frattempo, per non scontentare tutti, era stato diviso tra fratelli), fino all'assoggettamento finale (alla Dinastia, finalmente monocefala) del vescovato e di tutte le più potenti istituzioni religiose (badie e monasteri) locali, all'ingresso del figlio secondogenito nel collegio cardinalizio (a soli 17 anni, a rigore insufficienti per ricoprire tale incarico), alla "rinascita" (economica, giuridica, civile, artistica, demografica) della città, dello Stato (di Mantova), insomma allo schiudersi del Rinascimento. Quest'ultimo è proprio il momento "fotografato" da Andrea Mantegna sulle pareti della Camera degli Sposi nel Castello cittadino, in quello che è considerato il primo, autentico ritratto di famiglia dell'era moderna (doverosamente riprodotto sulla copertina del libro). Come noto, in esso compaiono i principi al completo, i loro cortigiani, i domestici, i buffoni, gli ospiti (occasionali), persino gli adorati cani e un cavallo.
 Si tratta di un dipinto murale che "parla" meravigliosamente da solo raccontandoci esso stesso di più di quel che potssa fare ai nostri giorni qualunque servizio fotografico o televisivo. A tutt'oggi però, va precisato, non tutti i volti ritratti nell'Opera sono stati identificati (se non in minima parte).
 Il mito di una dinastia infatti passa in primo luogo attraverso i dipinti, anzi le sale che ne celebrano sui muri la mitologia.
 Alla Camera degli Sposi è anteriore la Sala del Pisanello (anch'essa oggi visibile a chiunque nel complesso del Palazzo Ducale), sulle cui pareti il più grande artista della sua generazione delineò, forse intorno al 1430, pagine epiche del mito (tutto nordico, eppure ai tempi ampiamente coltivato al di qua delle Alpi) di Re Artù.
 La dinastia dei Gonzaga infatti è legata a doppio filo con la leggenda del Sacro Graal, e in particolare con la vicenda del sangue di Cristo che, secondo la tradizione, Longino, dopo aver trafitto il costato del Messia, aveva condotto a Mantova, creando così le premesse per il culto della Reliquia, che i Gonzaga, nell'arco dei secoli, seppero sfruttare (in senso religioso, economico, politico) a proprio beneficio. Tale tematica, forse all'apparenza esoterica, costituisce il perno ideale dell'intera vicenda narrata.
 E' spesso difficile separare un mito dall'altro, e soprattutto la storia dal mito.
 Tuttavia è poco noto al grande pubblico che la dinastia disponesse anche di un proprio labaro. Proprio alle pareti della più antica tra le due sale, un occhio attento può individuare ancora oggi, nitidissime, le fattezze di un nano a cavallo, pavesato nei colori verde, bianco e rosso, a fasce verticali (incidentalmente gli stessi che vediamo oggi nella bandiera italiana). Forse infatti è soltanto un caso che proprio in una città sanguinosamente dominata nel corso del '300 dai Gonzaga (i quali ne edificarono, e certamente istoriarono, una poderosa cittadella, oggi non più esistente) -parliamo adesso, è ovvio, di Reggio Emilia-, sia nato, il 7 gennaio del 1797 il nostro, attuale, Tricolore.
 

domenica 26 novembre 2017

Finalmente una moderna biografia di Scipione Gonzaga

E' in libreria, per i tipi di Odoya, la biografia "Scipione Gonzaga, vita burrascosa e lieta di un aspirante cardinale del Cinquecento". L'avventurosa vicenda di un cadetto che, dietro le quinte, contribuì all'affermazione della nostra lingua, e della nostra identità nazionale.



Scipione Gonzaga fu amico di Torquato Tasso, del Palestrina e di San Luigi.
La vicenda si svolge in particolare a Padova, Mantova, e Roma, ma anche in Germania.


 Poeta o spadaccino? Mecenate o diplomatico? Uomo di chiesa o d'armi? Ecclesiastico o guerriero? In realtà Scipione Gonzaga fu ben di più: ebbe un ruolo di primo piano nel fermento che in quel secolo portò all'affermazione di quella che oggi è la lingua italiana (e, possiamo aggiungere, della nostra identità nazionale). Il suo ruolo di mecenate permise ad alcuni tra i migliori talenti di incontrarsi e di affinare le proprie abilità; tra questi Torquato Tasso e Battista Guarini. Egli infatti coordinò la revisione de "La Gerusalemme Liberata", contribuendo in modo significativo alla scelta dei vocaboli, e determinando così, per l'immediata, enorme diffusione dell'opera, il lessico che noi usiamo ancora oggi.
 La narrazione ripercorre la perdita del padre, le insidie del tutore (un parente -il celebre duca di Sabbioneta!- che, approfittando del ruolo, intendeva spogliarlo dell'eredità), gli studi compiuti lontano dalla famiglia (ma con tutte le preoccupazioni del caso) a Padova. Infine la corsa al cardinalato, trascorsa tra gli ozi letterari, le battaglie giudiziarie, e gli sgambetti di parenti e falsi amici. Insomma il libro vuole aprire, attraverso le vicende del Protagonista, uno spaccato dell'Italia di quei tempi, un'Italia straordinariamente fertile di idee, ma traversata dal crescente incubo dell'Inquisizione, e minacciata dalla prorompente espansione dell'impero islamico (è qui che si colloca non a caso il successo del Tasso, i cui meriti vanno condivisi col Gonzaga), un'Italia ricca di speranze, e dove prendeva corpo, in una fase ancora embrionale, l'idea di un'unica nazione, di un mondo dove tutti pagassero i tributi, dove fosse posta in discussione persino la proprietà privata.


San Martino dall'Argine ospitò tra gli altri Torquato Tasso.
San Martino dall'Argine (Mantova): dove sorgeva il castello del Protagonista (da wikivoyage.org, lic. CC BY-SA 3.0) 


 E' l'Italia di un altro grande Gonzaga, san Luigi, la cui breve esistenza si intreccia con quella del cugino Scipione, con cui condivide alcuni episodi davvero focali della sua esistenza (il libro, ricordiamo, non è affatto un romanzo). Nel corso della lettura emergono però anche i rapporti del mecenate cinquecentesco con altre grandi figure dell'epoca, come Pierluigi da Palestrina, il più celebre compositore dell'epoca, e Federico Borromeo, il fondatore della Biblioteca Ambrosiana (che è seconda al mondo solo alla Vaticana), o come i santi  Carlo Borromeo e Filippo Neri.
 Si è inoltre voluto rendere giustizia a molti nomi oggi dimenticati che ai loro tempi conobbero il dovuto rispetto. Un'indubbia riscoperta è il segretario del Protagonista, Giacomo Pergamini, l'artefice del più evoluto vocabolario della lingua italiana che, privo di validi precedenti, nell'arco del secolo successivo, il XVII, tenne testa al celebre, ma più recente, Vocabolario della Crusca. Si tratta di un aspetto della nostra storia linguistica generalmente sconosciuto anche agli addetti ai lavori.
 Ma il Gonzaga va ricordato anche per i suoi contributi alla formazione di grandi collezioni d'arte come quella dei duchi di Mantova, o quella degli Uffizi a Firenze. Inoltre egli fu grande esperto di cavalli, di musica, compositore egli stesso, incaricato dal più potente rappresentante della sua dinastia (di colui cioè che portò il ducato virgiliano alla massima prosperità), Guglielmo Gonzaga, di ingaggiare i migliori musicisti del suo tempo.
 Il libro ha una storia curiosa: fu scritto oltre vent'anni fa, nell'arco di un triennio, su commissione di un ente pubblico, che poi, come spesso accade in Italia, non ne fece nulla; in questo lasso di tempo è stato così riveduto più volte dall'autore, ed ora esce per la prima volta nelle librerie.
 Per aggiornamenti potete seguire la relativa pagina Facebook: https://www.facebook.com/ScipioneGonzaga/

sabato 3 dicembre 2016

La discussa fine del figlio Luigi.

Una delle "ombre" che avvolgono la figura del Duca di Sabbioneta è costituita dal sospetto che egli avesse ucciso, con un calcio, l'unico figlio. Una circostanza che non è mai stata gradita alle autorità locali. Il prof. Franco Canova, storico, ne parla con l'Autore del libro. 


Il cugino omonimo di San Luigi
Luigi Gonzaga di Sabbioneta

Sarzi Amadè, è vero che Vespasiano Gonzaga uccise il figlio con un calcio?

E' quanto sostiene una versione ottocentesca, di quasi tre secoli posteriore, e dunque poco credibile. Stando ai documenti, la morte del giovanetto appare sospetta. Infatti Luigi Gonzaga morì a quattordici anni, e tuttora si conserva il suo testamento. Un particolare inquietante: mi dica quale ragazzo di quattordici anni può mai pensare di fare testamento! E' chiaro che si tratta di un falso. Infatti esso contiene disposizioni del tutto rituali, che si conciliano poco con l'età del soggetto.

Perché il testamento sarebbe falso?

Un fanciullo di quattordici anni, di norma non aveva alcun bisogno di fare testamento, perché non poteva ancora disporre di beni (a maggior ragione se il padre era vivo). Questo fu evidentemente dettato dal genitore, o dai giuristi, quando il ragazzo era appena morto: probabilmente essi ricordarono al Duca l'importanza di dimostrare con un documento legale che il figlio era spirato serenamente. Ma in un certo senso il testamento stesso lo dice...

Dunque il testamento stesso lo rivelerebbe?

Il notaio scrisse testualmente che il fanciullo volle di propria iniziativa fare testamento (pensate: a quattordici anni compiuti!) "affinché dopo la sua morte non sorga scandalo". Ora, premesso che la morte di un adolescente era molto comune all'epoca (non c'erano certo gli antibiotici!), perché mai nel caso di Luigi Gonzaga avrebbe dovuto provocare scandalo? Una morte per una malattia conclamata non era certo scandalosa, ma prevedibile. Inoltre siamo obbiettivi: ce lo vedete un ragazzo di quattordici anni conscio della morte imminente, sotto l'incrudire della febbre, che si preoccupa dello scandalo che seguirà al suo decesso? Chiaramente è un falso.


Un caso "proprio" della criminologia
Il cranio di Luigi Gonzaga, figlio del Duca.

Ma ciò che senso poteva avere?

Non possiamo sapere questo. Ma soltanto supporlo: evidentemente le cause della morte non erano del tutto limpide, e avrebbero potuto ingenerare complicazioni legali e politiche.

Il ragazzo dunque non morì di una comune malattia?

Se così fosse stato, dovremmo desumerne che il padre avesse informato il figlio, malato, che stava per morire, dandogli la possibilità di "testare". Ma ciò evidenzierebbe una crudeltà sconosciuta, penso, a qualsiasi padre.


Eppure, nei convegni a cui non L'hanno mai invitata, è stato sostenuto che, in base all'esame delle ossa, il ragazzo non poteva essere morto per un trauma fisico.
Questo fatto che il Duca possa avere ucciso (ricordiamo: del tutto accidentalmente!) il proprio figlio, non sembra molto gradita in loco. Dispiacerebbe che prevalesse la tentazione di usare il fondatore della città ideale come un'icona mediatica. Già negli anni Settanta fu propugnata la versione "pulita", e nel 1988, con il ritrovamento delle ossa, e dunque l'esame dei reperti, è stata commissionata un'analisi. Ma questa ha constatato il cattivo stato di conservazione delle ossa (al punto che, a detta degli esperti, non si potrebbe più neppure isolare il Dna), senza individuare le cause della morte, che rimangono sconosciute. Vorrei rimarcare che, in circostanze del genere, verità propinate come assolute, perdono, a mio avviso, di credibilità scientifica. La scienza diffida della parola "certezza".

Perché Lei, pur occupandosi da una vita di Vespasiano Gonzaga, per oltre vent'anni non è mai stato coinvolto in convegni e dibattiti sul personaggio da Lei riscoperto?

Temo che la risposta possa in parte dipendere da quanto si è detto; forse avrei potuto essere di disturbo.


Cosa può far pensare a una morte violenta?

La leggenda divulgata nell'800, secondo cui il Duca uccise il figlio con un calcio, è scarsamente attendibile. Ma ciò non significa che sia infondata. Non dimentichiamo che il Duca, in seguito alla tragedia, costruì, tra la sua città e il santuario dei Cappuccini, una propria residenza che chiamò Il Giacinto, dove negli ultimi anni della sua vita amava ritirarsi in cerca di solitudine. La simbologia di nomi e luoghi è eloquente.


Come si spiega il nome "Il Giacinto"?

E' un altro mistero. Ma ci sono due punti fermi: in Val Padana questo tipo di fiore non esiste; e nelle residenze del Duca i temi ricorrenti alludono alla storia romana e alla mitologia classica. In mitologia Giacinto è appunto l'amico che Apollo aveva ucciso involontariamente, giocando, e aveva trasformato nel fiore. Altri significati simbolici o allegorici non sono conosciuti. Il paradosso è che gli autori ottocenteschi che riferiscono la leggenda della morte accidentale di Luigi, mostrano di non avere alcuna consapevolezza che fosse esistito il Casino del Giacinto.

Quindi?

Quindi restano dubbi, inquietanti, ma pur sempre dubbi, sulle cause della morte. Uno storico non può allinearsi a direttive o tendenze.

 

giovedì 10 marzo 2016

Di nuovo il libro "Il duca di Sabbioneta" in televisione

Martedì 15 marzo, ore 14, l'Autore sarà di nuovo ospite in diretta di Stefano Golfari su Milanow (canale 191 del digitale terrestre). Tema: luci ed ombre del duca "maledetto". 



Sarzi Amadè parla di ricerche genealogiche



 In vista del periodo pasquale Luca Sarzi Amadè, autore del libro "Il duca di Sabbioneta" (premio letterario "Il Ponte" 2014) sarà nuovamente ospite di Stefano Golfari. Il popolare conduttore intratterrà il biografo di Vespasiano Gonzaga in una conversazione su alcuni temi del libro, che ci permettono di meglio comprendere, attraverso l'epopea del protagonista, anche la realtà attuale dell'Europa, oppure che suscitano curiosità nel pubblico (come i misteri legati alla morte della prima moglie e a quella del figlio). Nei mesi scorsi Sarzi Amadè ha avuto modo in varie occasioni di interloquire con i telespettatori, a proposito dei suoi libri. Tra questi "L'antenato nel cassetto. Manuale di scienza genealogica" (con prefazione di Franco Cardini, e  edito anch'esso da Mimesis) che si propone di aiutare tutte le persone interessate, a prescindere dal grado sociale e culturale, a svolgere ricerche genealogiche, o anagrafiche, in qualunque  tipologia di archivio, anche all'estero.

lunedì 23 novembre 2015

Un'evocazione del Casino del Giacinto?

Intorno al 1590 il duca di Mantova, Vincenzo I Gonzaga, si fece costruire, nel mezzo della tenuta di Bosco Fontana, un Casino. Lo progettò un architetto cremonese, Giuseppe Dàttaro, che forse si ispirò al Casino del Giacinto di Sabbioneta, oggi scomparso.




Progettato da Giuseppe Dattaro per Vincenzo I Gonzaga
Il Casino del Bosco Fontana (ph. by Salvatore Minniti)




 Nel gennaio del 1580 il duca di Sabbioneta fu sconvolto da una terribile tragedia personale: la perdita, in circostanze tenebrose, mai chiarite, dell'unico figlio maschio, Luigi, da lui tanto desiderato. Il duca infatti non aveva fratelli consanguinei; non esistevano quindi altri discendenti di suo padre Rodomonte, e neppure del nonno Ludovico. Il figlio, "bellissimo" secondo le testimonianze, era quindi destinato a succedergli alla guida dei suoi Stati. Ciò apriva nuovi scenari successori sul confine tra il ducato di Mantova e i dominii spagnoli in Alta Italia.
 Negli anni immediatamente seguenti, il duca Vespasiano Gonzaga costruì, poco fuori le mura di Sabbioneta, anzi tra il castello (dove il figlio aveva trascorso i suoi ultimi giorni) e il santuario dei cappuccini (che il Duca stesso aveva voluto nel periodo della propria permanenza in Spagna), un singolare edificio, denominato Casino del Giacinto.
 Palazzi e affreschi della "città ideale" erano per lo più ispirati a temi della classicità greca e romana. Il nome di Giacinto evoca infatti la leggenda di Apollo, che, secondo la leggenda, durante una gara di lancio del disco, avrebbe involontariamente colpito l'amico e compagno di giochi Giacinto, provocandone la morte. Addolorato dell'incidente, il dio aveva creduto di riparare al danno commesso, trasformando, con i suoi poteri magici, l'amico in un fiore, i cui petali evocano la sagoma della lettera Y, iniziale, in greco, appunto del nome Giacinto. Proprio questo tipo di fiore infatti è caratteristico dei climi secchi, mediterranei, dunque non della Valpadana.




Forse Giuseppe Dàttaro si ispirò al Casino di Sabbioneta
Il Casino del Giacinto, fuori di Sabbioneta (in una mappa del '600)



 Del curioso edificio abbiamo poche testimonianze. Una carta seicentesca mostra la sommaria planimetria della cerchia murata di Sabbioneta, e parzialmente, ai margini del disegno, un Casino con torri cilindriche agli angoli. Esistono inoltre alcune rudimentali descrizioni risalenti ai primi decenni del '600, cioè a pochi lustri dopo la morte del Fondatore. Sappiamo che Vespasiano Gonzaga era solito replicare, nella città da Lui ideata, edifici visti nel corso dei suoi viaggi in Europa. Alcuni esempi sono il Teatro, la Galleria degli Antichi, il Palazzo Ducale. Non sappiamo però quale prototipo avesse ispirato il Casino del Giacinto, per il quale gli storici dell'arte propongono un modello francese, sebbene il Duca non avesse attraversato la Francia che due volte, per raggiungere frettolosamente l'amata Spagna (una di queste ancora fanciullo), ed un'altra per ritornarne. Viaggi compiuti in condizioni difficili, e in tempi limitati, che ben difficilmente gli avrebbero consentito di soffermarsi a contemplare, e a ritrarre, monumenti.
 Se il Casino di Sabbioneta è ormai perduto, conosciamo tuttavia in ambito gonzaghesco una palazzina analoga. Parliamo del Casino del Bosco Fontana. Questo fu costruito intorno al 1590, quindi un decennio più tardi, al centro del ducato di Mantova. Committente il duca Vincenzo I Gonzaga, cugino alla lunga di quello di Sabbioneta. Progettista Giuseppe Dattaro, detto Pizzafuoco, un architetto di razza, rampollo di una famiglia cremonese di architetti legata allo straordinario cantiere della Cattedrale di Cremona. Ma anche ai Gonzaga di Guastalla, che, come il cugino di Sabbioneta, andavano costruendo allora, sulle rive del Po, anch'essi una propria "città ideale". Proprio il Casino di Bosco Fontana potrebbe essere -ricordiamo: in via del tutto ipotetica- una replica, non sappiamo se e in quali termini, del precedente, scomparso Casino di Sabbioneta.

giovedì 29 ottobre 2015

Domenica 8 novembre, ore 11, a pranzo con i Gonzaga

L'evento è stato annullato il 2 novembre a causa di un improvviso lutto che ha colpito uno degli organizzatori. L'iniziativa è quindi rinviata a data da destinarsi.



La strada che va al Bosco Fontana (da Google Maps)..

domenica 15 marzo 2015

A Desio, in Brianza, il libro è tra i più venduti.

Una piccola, ma attenta libreria, segnala il libro "Il duca di Sabbioneta" tra i più venduti. All'ottavo posto, addirittura davanti a un autore di best seller come Luis Sepùlveda. Secondo la classifica locale si tratta di un caso unico nella saggistica.






 La  libreria in questione, molto sensibile ai libri di contenuto, ma soprattutto attiva nel coinvolgere la popolazione, e nel creare eventi rivolti alla crescita anche umana del lettore, è l'ormai storica Libreria di Desio, in Brianza, tra Milano e Lecco. La cittadina è nota anche perché teatro, nel lontano 1277, della battaglia risolutiva tra i Torriani e i Visconti per la cattedra arcivescovile di Milano, battaglia che, come si sa, segnò l'inizio della signoria viscontea. Direttore della libreria (qui il link ) è il giovane dottor Emanuele Procacci, un appassionato di antichistica che ha metabolizzato lingue come il greco antico e l'egiziano geroglifico, coadiuvato dalla madre, la vivace ed appassionata signora Armanda Locatelli, che in decine di anni di studio matto e disperatissimo, ad onta della semplicità e della facondia, proprie di una pacata dirigente scolastica, ha assimilato anche l'ebraico e l'arabo (classico), e altre lingue antiche del vicino oriente (come l'accadico e il copto). Insomma, qui, tra i condomini e le (ormai spente) ciminiere, che affollano come funghi quella che fu per secoli una terra gaia e ridente, prescelta dal patriziato milanese per la villeggiatura, esistono ancora persone che, senza clamore, si adoperano con successo, pur tra mille difficoltà, per risollevare le sorti della lettura (quella vera) a beneficio di un Paese che proprio qui, nelle vicinanze, scrisse alcune delle pagine più significative della letteratura di tutti i tempi. Un esempio di cosa si può ottenere nel giro di pochi anni, nonostante la crisi, con una piccola libreria (e tanta convinzione!).

sabato 7 febbraio 2015

Uscita la recensione sul quadrimestrale Postumia

La nota associazione culturale mantovana ha pubblicato, nell'ultimo numero della rivista (pagg. 309-311) -che ha appena compiuto venticinque anni- una recensione puntuale e dettagliata, del libro "Il duca di Sabbioneta". La proponiamo ai lettori del nostro blog.




Il libro "Il duca di Sabbioneta" (dal servizio Mantova Tv).



Luca Sarzi Amadè, Il duca di Sabbioneta, guerre e amori di un europeo errante, Mimesis Edizioni, 2013, pagg. 400, ill. 370 (tutte nel testo), euro 24.

Finalmente, oltre vent’anni dopo la prima edizione (SugarCo, 1990), torna in libreria la biografia di Vespasiano Gonzaga Colonna, il fondatore di Sabbioneta, aggiornata su nuovi documenti, e corredata di un superbo repertorio illustrativo. Uscita, nella prima edizione, nel 1990, quando le conoscenze sul personaggio si limitavano alle due scarne biografie cinquecentesche (di poche pagine ciascuna) del Faroldi e del Lisca, e a quella, settecentesca, di Ireneo Affò, preziosa opera di erudizione (più che di storiografia in senso classico), essa ha rivoluzionato lo stato delle conoscenze su Vespasiano Gonzaga, il fondatore di Sabbioneta. Ricordiamo in proposito che le due opere ottocentesche, ossia il “Vespasiano Gonzaga” di Attilio Carli (1878), e così l’opera di Antonio Racheli su Sabbioneta (1849) – le uniche sull’argomento edite in epoca intermedia- risentono entrambe della moda risorgimentale, romantica, del romanzo storico, che lascia in secondo piano la fedeltà alle fonti, senza aggiungere alcunché di sostanziale (a parte la discussa “leggenda” sulla morte del figlio, in realtà mai chiarita) all’apporto dei testi precedenti. Bene: il libro “Il duca di Sabbioneta” di Luca Sarzi Amadè, è una biografia storica, ma diversa da quelle tradizionali: essa scorre come un romanzo (senza esserlo) su di un sostrato documentario quasi impercettibile (non note a pie’ di pagina, che appesantirebbero eccessivamente il testo, ma fonti in coda al libro). Frutto di una ricerca ultradecennale, partita da Mantova ed estesa via via ad archivi e biblioteche di vari Paesi europei (dalla Spagna alla Germania), l’opera del Sarzi Amadè ha tra le altre cose ricostruito per la prima volta nei dettagli il lungo periodo trascorso in Spagna dal Gonzaga, periodo cui biografi e storici precedenti avevano dedicato solo poche, sommarie pagine.
 Ciononostante, la nuova edizione è completamente rinnovata, ed aggiornata su fonti inedite. Pensiamo al manoscritto parmigiano, trascritto, nelle sue pagine più significative, in appendice, da cui si evince, con altri dettagli curiosi riferiti al Protagonista, che Vespasiano Gonzaga fosse triorchide (provvisto cioè di ben tre testicoli, particolare anatomico mai testimoniato prima d’ora). E che documenta episodi significativi della giovinezza del Duca, finora ignorati. Tra questi (per citare un solo esempio) l’incontro con l’imperatore Carlo V svoltosi nel 1541 alla Spezia, in vista dell’impresa militare di Algeri: il Gonzaga aveva allora nove anni. All’abboccamento, la nuova edizione dedica una delle pagine più belle, riproponendo, accanto a suggestive stampe dell’epoca (quali appunto una veduta del Golfo dei Poeti), il ritratto di Vespasiano Gonzaga bambino pubblicato dal Guidetti negli anni ’70, e poi chissà perché sistematicamente ignorato da studiosi e convegnisti che hanno affollato le manifestazioni mantovane in tutti questi anni. Ma la nuova edizione offre altre ghiotte sorprese. Ad esempio l’incontro – sin ora ignorato – di Vespasiano Gonzaga con Sofonisba Anguissola, svoltosi a Madrid nel 1568. La straordinaria pittrice cremonese vissuta alla corte di Spagna avrebbe infatti rappresentato – ma è soltanto un’ipotesi – una figura di riferimento proprio per il Gonzaga. Un altro esempio è costituito dalla scuola di pittura che Giuseppe Rivelli, originalissimo pittore cremonese del ’500, aprì a Sabbioneta nel periodo in cui il Duca si trovava in Spagna. Anche in questo caso, l’Autore colloca la fonte documentaria in fondo al libro, per non distrarre il lettore dalla narrazione, che procede con forte andamento descrittivo, quasi ad indurre i meno smaliziati a credere che il libro sia opera di narrativa, mentre in realtà è frutto di una ricerca, cui si aggiunge l’introspezione psicologica, costante in ogni episodio. Un saggio della scrittura, per chi volesse ascoltare un brano della biografia (letto dall’attore Alan Beccari), si trova su Youtube: basta cliccare le parole “Alcune pagine del Duca di Sabbioneta”. Ed essa apparirà, nel canale appositamente dedicato al personaggio (http://www.youtube.com/watch?v=zwiaBpKX7ZY).
 Un altro dei piatti forti di questa edizione, dicevamo, è costituito dalle illustrazioni, scelte una ad una dall’Autore, per lo più immagini d’epoca, intercalate al testo secondo il gusto dei libri antichi. A pag. 112 ad esempio un’antica incisione documenta l’assedio di Vicovaro, condotto dal Gonzaga, giovanissimo generale, nel 1556. A pag. 116 invece troviamo l’assedio di Civitella del Tronto, svoltosi l’anno dopo, nel corso del quale il Duca sopraggiunse con le sue truppe in soccorso della popolazione assediata. Si tratta, attenzione, di stampe dell’epoca, emerse nel corso di una estenuante ricerca, durata anni, quasi si trattasse di “istantanee” originali sulla vita del condottiero. E che perciò costituiscono un documento immediato, privo cioè di qualunque mediazione (quella dello storico o, appunto, del biografo, ad esempio), dei fatti descritti. Due esempi scelti a caso tra centinaia, cui si aggiungono solo in pochissimi casi opere invece di mano recente. Così, a pag. 13, siamo colpiti dal disegno di Aldo Falchi, artista di fama mondiale, che ritrae la statua di bronzo di Vespasiano Gonzaga collocata sopra il sepolcro del condottiero. L’Autore avrebbe potuto ricorrere ad una fotografia, invece, ci spiega lui stesso: “Raramente una fotografia ha la capacità di riprodurre la plasticità e il vigore di una scultura in bronzo di questo calibro. È raro che noi, visitatori distratti, ce ne rendiamo conto, ma, a differenza della fotografia, proprio il disegno (quello del vero artista) offre questa potenzialità, spesso sottovalutata. Questo è certamente il migliore in assoluto nella carriera di Aldo Falchi”.


Già nel 1985 l'Autore sosteneva che l'acquedotto di Segovia...

...ispirasse la Galleria degli Antichi a Sabbioneta.







































 Questo prova la cura che l’Autore ha posto nella ricerca prima, e nella scelta poi, delle immagini. Ma vogliamo citare un altro solo esempio: la planimetria che delinea strade e isolati di Sabbioneta, rimasti incompiuti alla morte del Duca. La troviamo a pag. 362. Si tratta, questa volta, di una ricostruzione (certo la più vicina in assoluto alla realtà storica) effettuata dall’Autore stesso, sulla scorta della propria lunghissima militanza archivistica. Pare incredibile, ma perfino pubblici musei ricorrono invece, per documentare l’aspetto originale di Sabbioneta, ad una veduta fantastica, di grande valore iconografico, ma priva di un qualsivoglia supporto filologico o documentario, oltre tutto eseguita qualche decennio fa.
 Ecco, a voler esser pignoli, forse ci sarebbe piaciuto saperne di più: vedere queste stampe, questi disegni ingranditi e commentati, affrontarne a tu per tu con l’Autore i dettagli, ma ci rendiamo conto che lo sforzo, non solo finanziario, del parto di questo volume, lo abbia impedito. Il libro, dopotutto, ci accompagna con le sue trame avvincenti per ben 400 pagine, e dobbiamo riconoscere che sarebbe stato eccessivo aggiungerne altre 400 per rispondere a tante ulteriori domande. Forse l’Autore ci riserverà una sorpresa prossimamente?
 Il libro ora dispone anche di un blog (ilducadisabbioneta.blogspot.it ) che annuncia le iniziative che lo riguardano (come la presentazione svoltasi lo scorso ottobre presso la nostra Associazione, oppure quella, in agosto, a Rivarolo Mantovano), e permette all’Autore di rispondere, pubblicamente o privatamente, alle tematiche proposte dai lettori. Come del resto la pagina dedicata al volume su Facebook, dalla quale, cliccando Mi piace, si possono ricevere aggiornamenti e approfondimenti sul tema (qui: https:// it-it.facebook.com/pages/Il-duca-di-Sabbioneta/460696697348564?hc_ location=timeline).
 Accanito topo d’archivio, il Sarzi Amadè, ma “sui generis”. Lontano dalle strombazzate manifestazioni più o meno accademiche, che caratterizzano (non solo) la nostra provincia. A partire dal convegno svoltosi a Sabbioneta nei mesi seguenti all’uscita della prima edizione del libro, in occasione del quadricentenario della morte del Protagonista, ormai vent’anni fa, e più, convegno al quale proprio il biografo del Duca non era stato invitato. Come se la sua opera non c’entrasse nulla con la materia trattata.
                                         

Le due fotografie sono tratte rispettivamente dal sito 1.bp.blogspot.com, e dal volume "Sabbioneta" di Micara Scalesse.

mercoledì 3 dicembre 2014

Calorosa motivazione della premiazione del libro

Lusinghiera motivazione del premio letterario "Il Ponte" conferito a Luca Sarzi Amadè per la biografia storica "Il duca di Sabbioneta". L'iniziativa, svoltasi lo scorso mese a Milano, è stata alacremente sostenuta dall'associazione "La Sicilia e i suoi amici in Lombardia".






 A Luca Sarzi Amadè, giornalista e scrittore, virtuoso della ricerca storiografica, per avere raggiunto gli apici della letteratura italiana col Suo capolavoro "IL DUCA DI SABBIONETA", dedicato alla ricostruzione biografica di Vespasiano Gonzaga Colonna.
 L'accattivante narrazione delle esaltanti gesta di questo straordinario protagonista del sedicesimo secolo e la loro analisi storica nel contesto sociopolitico dell'Europa di quel tempo costituisce, per gli studiosi dei nostri giorni, una lungimirante chiave di lettura dell'odierna realtà continentale.
 L'Opus Magistralis del nostro Autore, consacrato nel 1991 dal Premio Internazionale di Letteratura "Città di Milano", anche se da diverse angolazioni, pare richiamare astrattamente il filo conduttore seguito - nel celebratissimo romanzo "Il Gattopardo" di Giuseppe Tomasi di Lampedusa - del Principe Fabrizio Salina per evocare le ragioni dei moti risorgimentali italiani !
 Nello scenario ipotizzato, mentre il nobile aristocratico siciliano preconizza per i propri conterranei una comune radice nazionale, il Duca di Sabbioneta - con secolare preveggenza stimolata dai suoi frequenti rapporti internazionali d'oltralpe - da "Europeo Errante" fa intravedere nel lontano orizzonte del popolo italiano che verrà, una soffusa vocazione europeista.
 Intuizione profetica, questa, che l'Associazione "La Sicilia ed i Suoi Amici in Lombardia" con il Premio Letterario "Il Ponte", vuole tramandare alle nuove generazioni, riconoscendone il merito all'acume storico ed alla multiforme cultura di Luca Sarzi Amadè"
 Milano, 15 - XI - 2014
                                                                    Per il Comitato Organizzatore,
                                                                              il Presidente

Come forse qualcuno può intuire da queste parole, quel giorno, all'Hotel et de Milan, c'era una discreta rappresentanza della città di Noto, gioiello del barocco mediterraneo. L'Autore del libro, sinceramente commosso, ringrazia il dr. Aldo Mirmina, presidente dell'Associazione, e il cav. dr. Giuseppe Conac, per l'entusiasmo manifestato, nonché tutti coloro che, in linea con le fiere tradizioni siculo ispane, hanno contribuito, non solo a creare l'iniziativa, ma anche a farne, chi spendendovi tempo e passione, chi invece con la propria semplice, ma incoraggiante presenza, una testimonianza di stima e di calore umano.

martedì 4 novembre 2014

Premiazione del libro a metà novembre a Milano

Sabato 15 novembre ore 10, tutti invitati al Grand Hotel et de Milan, dove la biografia "Il duca di Sabbioneta" riceverà il premio letterario "Il Ponte", a testimoniare il legame tra civiltà che il libro, attraverso un'accurata indagine storica, vuole testimoniare.



L'Hotel et de Milan, nella centralissima via Manzoni.


 Nuovo riconoscimento alla fatica pluridecennale di Luca Sarzi Amadè. A metà novembre la biografia storica "Il duca di Sabbioneta" verrà premiata a Milano. La cerimonia, che sarà pubblica, avrà luogo la mattina di sabato 15 novembre, a partire dalle ore 10, al Grand Hotel et de Milan, situato nel cuore della città, a metà di via Manzoni (dirimpetto a via Monte Napoleone, nome anche della fermata della linea 3 -la gialla per intenderci- del metrò). Nonostante il lusso della cornice, chiunque potrà accedere liberamente, e interloquire con l'Autore sulle tematiche del libro.
 Volendo potrete anche pranzare con l'Autore, gli organizzatori e gli ospiti prenotando telefonicamente al cellulare 339/5231100 (costo 50 euro a testa). 
 Il premio, giunto alla seconda edizione, viene assegnato in tandem ad un autore del nord e ad uno del sud Italia, come è nello spirito dell'Associazione "La Sicilia e i suoi Amici in Lombardia", che, fondata tre anni fa, ma già affermata per le molteplici iniziative, gli ha conferito il nome "Il Ponte" a simboleggiare appunto l'importanza di creare un ponte tra le differenti culture. Insieme a Luca Sarzi Amadè, autore della biografia "Il duca di Sabbioneta" (di cui ricordiamo anche i libri su Milano, la sua città), verrà premiato infatti l'archeologo siciliano Angelo Mondo.
 Il Grand Hotel et de Milan è, nella capitale lombarda, un monumento della storia nazionale. Inaugurato nel 1863, due anni dopo la proclamazione del regno d'Italia, precede di due anni la posa della prima pietra della Galleria Vittorio Emanuele. Per oltre un secolo e mezzo è stato un punto di riferimento della mondanità europea, ospitando abitualmente personalità di rilievo; tra i più assidui clienti, Giuseppe Verdi, altro testimone della parabola risorgimentale, vi morì all'alba del nuovo secolo, nel gennaio del 1901.



Anche il Maestro di Busseto è un simbolo del dialogo tra culture.




domenica 12 ottobre 2014

Il duca di Sabbioneta sbarca sul lago di Como

Venerdì 17 ottobre, alle ore 19 grande cena dedicata al Duca di Sabbioneta (con presentazione del libro) sul Lago di Como, a Menaggio, nella cornice fin de siécle del Grand Hotel Victoria. Le prenotazioni sono aperte. Sarà presente l'Autore.



Menaggio è la patria dello scultore Leone Leoni
I due rami del lago di Como; in primo piano Menaggio (da scuolecomo.com).


 Perché presentare la biografia "Il duca di Sabbioneta" sul lago di Como? e perché proprio a Menaggio? La scelta, così lontana dagli stereotipi, in realtà non è casuale. Infatti il nome Menaggio doveva essere famigliare al Protagonista del libro: qui, secondo fonti accreditate, era nato il suo amico Leone Leoni, il più grande scultore del tardo '500 (che, come noto, ritrasse numerosi potenti dell'epoca, quali l'imperatore Carlo V, e l'intera famiglia reale di Spagna, all'Escoriale). Era naturale che il Leoni forgiasse anche l'epica statua che ancora oggi ritrae Vespasiano Gonzaga -appunto il nostro Duca- nel suo mausoleo, a Sabbioneta. Un valido motivo dunque (ma non il solo) per ricordare il Duca questa volta non nella città da Lui fondata (come accade di solito), ma nel presunto borgo natale dello scultore. Anche il progettista del mausoleo però era a sua volta di sangue lepontino; Giovanni Battista della Porta apparteneva alla nota dinastia di scultori originaria di Porlezza, sul lago di Lugano, che si trova ad appena una dozzina di chilometri da Menaggio.


L'espressione è la stessa del Marc'Aurelio capitolino.
Il Duca di Sabbioneta, bronzo di Leone Leoni (foto di Bruno Stefani, ed. Domus)


 La cena è organizzata dallo Studio Tablinum (che ringraziamo per la sensibilità dimostrata), e si svolgerà alle ore 19 di venerdì 17 ottobre nella Sala della Musica del Grand Hotel Victoria, un ambiente suggestivo che evoca, se non il tardo Rinascimento (periodo al quale si riferisce il libro), la più recente, ma per noi egualmente lontana, Belle Epoque. Gli stucchi e i lampadari di fine '800, che infondono una particolare atmosfera d'antan , prima della grande guerra (di cui ora ricorre il centenario) facevano da cornice alle (allora) lunghe vacanze sul lago della clientela tedesca e francese. Non si tratta di un anacronismo: il volume che verrà presentato infatti, pur descrivendo uomini e vicende del '500, è impaginato con un gusto ottocentesco, che forse sarebbe stato consono a questo tipo di pubblico. La cena di venerdì 17 vuole dunque essere fuori dai soliti schemi. Per l'occasione, in onore del Duca Vespasiano Gonzaga, lo Chef Christian Giovio (un nome particolarmente rappresentativo di Como e della sua storia) predisporrà una caratteristica cena mantovana. Il costo è di 48 euro. Per le prenotazioni potete telefonare al numero +39 0344 32003 ; o inviare un'e-mail all'indirizzo: info@grandhotelvictoria.it

domenica 14 settembre 2014

Suor Maria Elena Ascoli consiglia "Il Duca di Sabbioneta"

 Suor Maria Elena Ascoli, teologa e medievalista, nel corso della presentazione svoltasi a Macherio, ha commentato ampiamente il libro. "E' scritto molto bene -ha detto- Vi invito veramente a leggerlo e a diffonderlo perché ne vale la pena".



La relatrice ha più volte ricordato I Promessi Sposi
Suor Maria Elena Ascoli con l'Autore del libro


 La conversazione che ha avuto luogo in primavera a Macherio, in Brianza (a NE di Milano), è ora visibile, in un filmato amatoriale, anche su Youtube ( cliccare qui ) sul canale dell'Associazione LiberoLibro. L'incontro, voluto con entusiasmo e semplicità dai giovani attivisti del sodalizio (che l'hanno reso disponibile in rete), ha avuto, nonostante il contesto "casalingo", una conduttrice d'eccezione, nella persona della suora domenicana, esperta medievista, e nota studiosa di S. Caterina, che ha saputo, con le sue doti di oratrice, tener desta per oltre un'ora l'attenzione di una platea poco più che ventenne.
 "Già il primissimo, ma seriamente grande pregio di questo libro, che va veramente fatto conoscere, -ha introdotto la religiosa (nel filmato)- è che è di un livello storico unico...E' un libro di storia che appassiona gli storici (questo è fuori di dubbio)...è un libro che può appassionare anche...chi non è tanto portato...per la storia. Perché è intercalato con dei passi di un grande valore poetico".
 L'oratrice ne ha citati alcuni, che eviscerano i legami tra l'Europa di ieri e l'Europa di oggi, e sottolineano l'importanza dei valori umanistici; ad esempio, rivolgendosi all'Autore, ha affermato: "Lei ci regala  una pagina bellissima su cos'era il Toson d'Oro (onorificenza conferita nel 1585 al Protagonista del libro, n.d.r.). Andatela a leggere...: è una pagina mitologica, splendida. E a quei tempi ricevere il Toson d'Oro era il massimo del riconoscimento".


La mitologia aveva anche una funzione politica.



 "Ed ecco che lo storico tante volte diventa un letterato classico, sapiente come il suo Duca, per cui sa intercalare queste pagine con riferimenti alla mitologia, con riferimenti ai tratti poetici dei paesaggi, e...per me in quei momenti è come respirare un attimo l'ossigeno dopo una catena alquanto laboriosa di intrighi, di matrimoni, falliti o non falliti, di sparizioni di mogli, non si sa bene se morte o uccise, ma faceva poca differenza (morte erano: era quello l'importante), di figli che non erano come si doveva,...però però -e questo emerge tantissimo dal libro- (il Protagonista, n.d.r.) sapeva creare cose belle".
 Nel corso dell'incontro varie voci si sono alternate nella lettura di brani.
 "A volte io ho ripensato ai Promessi Sposi -ha poi commentato la religiosa- I Promessi Sposi non sono un libro di storia, ma sappiamo che ha un'ossatura, una linea storica bella, poetica, siamo un secolo dopo. Ma questo spaziare di Sarzi Amadè nel brano...appena letto, che con ansia ci fa partecipi di queste navi, di questo raggrupparsi, riunirsi dell'Europa per vincere i mori, ha la stessa ampiezza di alcuni momenti del romanzo di Alessandro Manzoni. Sarà la pianura lombarda che ispira gli scrittori ad ampiezze grandi e a paesaggi nuovi, non c'è dubbio, ma quello che vorrei sottolineare...è lo scavo anche psicologico. Quando noi prendiamo un libro di storia qualunque...a noi interessano i fatti storici. Se poi Giulio Cesare fosse calvo o no, fosse epilettico (come dicono adesso gli storici) oppure no, tutto sommato ci interessa poco. Ci interessa il De Bello Gallico. In questo modo abbiamo una storia fredda. Non che...(a meno di essere appassionati di latino)...vi portereste al mare il De Bello Gallico! Il libro di Sarzi Amadè invece lo portate anche al mare. ...Perché? ...perché avete dei momenti di gran respiro e appassionanti...perché c'è una tecnica, voluta o no, non lo so...(fatto sta che, n.d.r.) nel libro di Sarzi Amadè noi troviamo una tecnica: di colpo il (piccolo, giovane, o ormai anziano) duca Vespasiano sparisce. Ma come sparisce? Ma se è Lui il personaggio del libro! Eh...lo so, ma ci sono tanti altri personaggi sullo scenario storico!...E' la capacità di farci viaggiare. Perché con questo libro si viaggia".
 "Quindi vi invito ad avere un atlante vicino, a meno che voi siate ferrati in geografia, ...vi troverete in Spagna, vi troverete a Cartagena, vi troverete a Praga,...Napoli, Milano,... in Francia. ...Ed è questa la bellezza di questo libro: che mentre lo leggete tutto vi sembra molto facile, evidente. Poi mettete tutte le cose insieme e dite: mamma mia, ha dipanato un groviglio di avvenimenti e ce li presenta in un unico tempo, come una pinacoteca, per cui giriamo e visitiamo. Perché non dimentichiamo che contemporaneo a questo tempo è Martin Lutero, gli eretici, è il Concilio di Trento, Carlo Borromeo, cugino di un certo Federico Borromeo (vi ricordate? quello dei Promessi Sposi). Cioè ritroviamo le radici culturali...italiane, ...europee".
 L'oratrice si è soffermata sul concetto di Europa unita, che non è certo una novità del terzo millennio: esso traspare già nel '500 proprio dalle pagine del libro.
 "Ma... quale Europa? -ha chiesto la religiosa, rivolgendosi all'Autore- Ebbene leggendo questo libro io mi sono chiesta tante volte: quale Europa? Mi dica, quale Europa voleva il nostro Duca?"



L'Europa descritta nel libro era accentrata nelle mani degli Asburgo.


 "Il Duca -risponde l'Autore- era al servizio di un'Europa asburgocentrica, nel senso che l'Europa del periodo ... si trova unita nelle mani degli Asburgo. Quindi troviamo il Duca che fa grandi cose nella diplomazia, nella politica, nella guerra, però sempre...come satellite degli Asburgo, di questo grande potere centrale che si ha in Europa. Si vede ad esempio quando reprime la popolazione del Monferrato, e si adopera per strangolare ... le antiche libertà di questo marchesato autonomo, con il pretesto del ricatto del debito (come accade oggi in Grecia, n.d.r.), servendosi di soldati tedeschi per farne una colonia di questa grande Europa, dove i Gonzaga, eredi di una dinastia di origine greca che aveva governato a lungo il Monferrato, sono un braccio degli Asburgo".
 "Quindi -riprende suor Elena- un'Europa che nasce dal confronto, dal braccio di ferro verrebbe da dire, tra questi grandi colossi -gli Asburgo, cioè la Spagna, l'impero dove non tramonterà mai il sole, perché ormai le Americhe sono state scoperte- (e dall'altro lato, la Francia, l'Inghilterra, n.d.r.) .... Infatti quell'Hernan Cortés (che troviamo nel libro, n d.r.) morirà... oltre mare. Quindi un'Europa che comincia a rendersi conto che ...il problema economico, ieri, oggi, domani, è... l'ago della bilancia delle grandi scelte politiche... (giuste o sbagliate: non è la sede di discuterne)...".
 "... detto questo, un'Europa che è decentrata, un'Europa che è costretta a fare i conti con un mondo nuovo, con culture nuove: Incas, Aztechi and company;... ed è quello che stiamo vivendo un po' oggi. Non viviamo forse in un'Europa che, volente o nolente, deve fare i conti con la Cina? (l'Europa, n.d.r.) non fa più i conti con gli Stati Uniti -mi dispiace: questa è storia, non è politica- deve fare i conti dal punto di vista religioso, come al tempo del Duca, con l'Islam, con i mori, che non vengono più con le galere e con i loro pirati (tra l'altro sovvenzionati dall'Inghilterra: niente di nuovo sotto il sole) ...però li sentiamo pressanti alle nostre porte...Io vivo in una città, Perugia, con tanto di università per stranieri, la più antica d'Europa (1921) dove c'è il 50%  di cinesi, il 40% del mondo arabo, e il 10% di tante altre cose...Nel mio quartiere si parla arabo. Se io volessi mettermi alla scuola imparerei forse anche l'arabo. Ma per dire: che io lo voglia o no, con questo mondo ci devo fare i conti. Ecco il dramma europeo vissuto intensamente dai personaggi di questo libro".
 "..."


Nel libro ritroviamo l'atavico conflitto Africa-Europa.


 Suor Elena ha poi posto l'accento sul sentimento di "patria" che caratterizza il Protagonista, e di conseguenza il racconto della Sua vita.
 "Nonostante le grandi sofferenze del popolo -sia per la fame, sia perché lavoravano senza essere pagati, sia perché c'erano le pesti-...quando poi si trattava di inaugurare un nuovo palazzo, o rivedere il signore dopo 10 anni di Spagna... tutti sono in festa.  E mi sono detta: ecco il cuore dell'Italia e dell'Europa: saper veramente cogliere quel carpe diem oraziano che non vuol dire "Adesso, e poi chissà come sarà", ma saper cogliere quel momento, che è  il momento della festa, della grazia -in cui anche il signore più tirchio diventa magnanimo- e della bellezza. Ci sono descrizioni molto belle di quando gli armigeri, a seconda dei loro ruoli, ...passano: chi è vestito di rosso, chi è vestito di verde, chi è vestito di giallo. Anche lì c'è una parte di scrittore talmente valida che uno ha l'impressione...(di avere l'intera scena, n.d.r.) davanti...e viene voglia di andare a studiare quel periodo. Adesso io so che andrò a rivedermelo".
  "Non dimentichiamo che sono i tempi di Torquato Tasso, sono gli anni in cui Torquato Tasso è in una cella di manicomio, per...anni c'è stato. Sono i tempi di Tiziano: è tutto quel secolo che in genere noi vediamo nella storia dell'arte, nella storia della musica. Ma dimentichiamo il retroscena di tutto questo. E il libro ci porta proprio a questo!".
 "...".
 "Credo che sia molto educativo questo libro di Sarzi Amadè, perché ci obbliga (oggi...siamo tutti un po' pigri),... ci obbliga a dire: ma... mi evoca qualche cosa... mi evoca qualche cosa...  Ci interroga non solo sui messaggi che sono lanciati tra le righe, o in modo esplicito, ma ci interroga sulla nascita, sulle nostre radici, ...E' un libro di memoria, dove la memoria è qualcosa di vivo, che mi dà identità. Se io non so da dove vengo non ho identità...Ecco, allora noi siamo invitati con questo libro a ritrovare la nostra identità storico-politica-religiosa. E' il tempo di un papa, Pio V, un papa domenicano (come l'oratrice, n.d.r.) per cui il papa è vestito di bianco (piccola curiosità)...E' il tempo, dicevo, di Carlo Borromeo, ma è il tempo anche anche delle lotte luterane eccetera".
  "...E' un lavoro veramente grande. E' un libro da far conoscere ai professori dell'università. ...Vi invito veramente a leggerlo e a diffonderlo perché ne vale davvero la pena".

martedì 22 luglio 2014

Il 2 agosto il Duca di Sabbioneta a Rivarolo Mantovano


Sabato 2 agosto, alle ore 19, il libro verrà presentato a Rivarolo Mantovano, presso la Fondazione Sanguanini. Seguirà una pittoresca cena rinascimentale in compagnia dell'Autore, che potrà così rispondere alle domande del pubblico.



Il paese appartenuto al leggendario cavaliere Rodomonte
La storica piazza di Rivarolo Mantovano, col Palazzo Pretorio.


 Oltre quattro secoli dopo la sua morte, il duca di Sabbioneta torna a Rivarolo Mantovano, il solo, tra i suoi dieci feudi, appartenuto al padre. Come la vicina Sabbioneta, anche Rivarolo Mantovano -da sempre estrema enclave della provincia mantovana in quella cremonese- ci accoglie, tra le sue mura, con una griglia di strade perfetta, secondo il modello rinascimentale (come l'Autore avrà modo di illustrarci). Anche qui infatti il protagonista del libro perseverò nella tradizione inaugurata dal nonno, di rinnovare con nuovi edifici le proprie borgate.
 La biografia (che, frutto di una vita di ricerche, ha rivoluzionato una saggistica per troppo tempo lacunosa) verrà presentata nell'antico Palazzo Pretorio, sede del Comune, ma soprattutto della Fondazione Sanguanini, che organizza l'evento. Ai partecipanti verrà offerto un "rinfresco rinascimentale" cui seguirà (per questo però consigliamo la prenotazione)  il "Convivio", un vero e proprio banchetto con spettacolo (liberamente ricostruito sulla base di ricette e cerimoniale dell'epoca), in compagnia dell'Autore, che avrà così modo di rispondere alle domande del pubblico, e potrà smentire molti luoghi comuni sul personaggio oggetto dei suoi studi.  Il 2 agosto, tempo permettendo, la tavolata occuperà così l'intera piazza illuminata a giorno ad evocare i grandi pranzi del Rinascimento.


Le mura volute dai Gonzaga evocano tempi di cappa e spada
Una delle antiche porte di Rivarolo Mantovano (©Massimo Telò, da Wiki)



 L'evento culturale costituirà la chiave di volta del Lizzagone (fusione delle parole "lizza" e "agone" -l'una longobarda, l'altra greca- a significare in questo caso la "disfida" propria del mondo cavalleresco), la manifestazione annuale che, nei primi tre giorni di agosto, ricorda i festeggiamenti svoltisi, nel lontano 1531, in occasione del matrimonio tra Rodomonte Gonzaga, signore del luogo, e Isabella Colonna. Un matrimonio contrastato. Il futuro duca appunto della vicina Sabbioneta, nacque oltretutto, come si sa, postumo, sullo scorcio dello stesso anno (ma nel regno di Napoli). L'evocazione storica sarà arricchita di attrattive come la sfida dei giullari e la corsa con le oche (che ricorda quella, famosa, di Lacchiarella, nella Bassa Pavese).


Ritratto nella collezione del castello di Ambras, in Austria
Luigi Gonzaga, detto Rodomonte, signore di Rivarolo.


 Appuntamento dunque alle ore 19 di sabato 2 agosto (il primo fine settimana del mese) a Rivarolo Mantovano (fermata Bozzolo della linea Cremona-Mantova, ma sconsigliamo l'uso del treno), alla Fondazione Sanguanini, in via Gonzaga  39/b (nel suggestivo Palazzo Pretorio che vedete nella foto).








domenica 4 maggio 2014

Suor Maria Elena Ascoli, storica medievalista, presenta il libro a Macherio

 Il Duca di Sabbioneta di nuovo in Brianza. Sabato 10 maggio suor Maria Elena Ascoli, nota studiosa domenicana, presenterà il libro di Luca Sarzi Amadè presso l'associazione Libero Libro a Macherio.



Questa foto è tratta dal sito www.iBrianza.net
Macherio è divenuta famosa per la superba villa di Silvio Berlusconi


 Macherio è uno dei paesi al di là del parco di Monza. Piena Brianza o, per dirla con i nostri storici medievalisti, piena contea della Martesana. Oggi è nota soprattutto per la superba villa di Silvio Berlusconi, appartenuta ai Visconti di Modrone. La famiglia patrizia milanese la fece ricostruire allo scorcio dell'800 su progetto di Emilio Alemagna, lo stesso architetto del parco Sempione a Milano (quello dietro il Castello Sforzesco). La dimora si affacciava, dall'alto di un poggio, circondata da un immenso parco e da boschi, sul verde panorama della Brianza, un tempo incantevole, ma oggi interamente industrializzato e urbanizzato (foto tratta dal sito iBrianza.net).
 La presentazione del libro "Il duca di Sabbioneta" però non si svolgerà nella superba residenza privata, bensì in via Vittorio Veneto al n° 3, nella  consuetudinaria Sala del Camino, per capirci la sala destinata dal Comune alle cerimonie pubbliche e alla celebrazione dei matrimoni. Appuntamento quindi sabato 10 maggio, alle ore 18. L'iniziativa è organizzata dall'associazione culturale Libero Libro, animata da un battagliero gruppo di giovani, che si è posto l'obbiettivo di risvegliare in questo angolo della Brianza, forse un poco dominato dal mito del profitto e del successo, l'amore per gli antichi saperi.


Ha insegnato all'Istituto internazionale di studi francesi Saint Dominique.
Suor Maria Elena Ascoli, storica domenicana, presenterà il libro. 


 Chi presenterà il libro sarà questa volta suor Maria Elena Ascoli, domenicana, docente nelle scuole superiori e pedagoga, notissima per i suoi studi storici e teologici, in particolare su S. Caterina di Siena, nonché redattrice del mensile dell'Ordine dei domenicani "I Martedì".

lunedì 14 aprile 2014

Il Duca di Sabbioneta torna a Genova dopo 435 anni

Giovedì 24 aprile, alle ore 16 il libro verrà presentato per la prima volta a Genova. Il duca di Sabbioneta rivede così finalmente, dopo 435 anni, la città dei Fieschi (Suoi antenati), e dei Doria (Suoi amici), che più volte l'aveva accolto in vita.



La città di Genova ai tempi del doge Andrea Doria
La città di Genova, quale apparve al sedicenne signore di Sabbioneta.



 Il duca di Sabbioneta di nuovo a Genova (a oltre quattro secoli dalla morte). A partire dalle ore 16 l'Autore intratterrà il pubblico nell'ottocentesca Sala Lignea Gianfranco Franchini, realizzata con legni pregiati nella biblioteca Berio, all'interno del seicentesco Seminario dei Chierici. Indirizzo esatto: via (appunto) del Seminario, 16 (come l'orario stesso, ma anche come l'età del Protagonista quando approdò a Genova la prima volta). Si trova infatti nel cuore di Genova, tra il palazzo Ducale e il Ponte Monumentale, non lontano dalla stazione di Genova Brignole (chiunque potrà indicarvela).



Un'immagine della vecchia Genova, conosciuta da vespasiano Gonzaga
Uno dei caratteristici  "carrugi" di Genova.


 La scelta della capitale marinara è anche simbolica. Proprio nella città  dell'ormai anziano Andrea Doria, il Protagonista approdò nell'autunno inoltrato del 1548, ancora adolescente, al ritorno dal tirocinio alla corte di Spagna, e proprio qui festeggiò il diciassettesimo compleanno (nell'immagine a colori, in alto, un affresco mostra la città quale apparve ai Suoi occhi). Vi sarebbe tornato vent'anni dopo, nel settembre del 1568, per partire, di nuovo, alla volta delle Spagne, dove lo attendeva il periodo più importante della Sua carriera (vi avrebbe ricoperto l'incarico di viceré, fatto quantomeno insolito per un italiano al tempo della dominazione spagnola in Italia), e ancora altri dieci anni dopo, al Suo definitivo rientro in patria. Ma Genova fu per Lui molto di più che un porto di mare: era la città del Suo grande referente, l'ammiraglio Andrea Doria; era inoltre la città dei Fieschi (la biblioteca si trova appunto in una parallela di via Fieschi), la famiglia da cui era uscita sua nonna, ...
  L'incontro, gratuito e aperto a tutti, è possibile grazie al mecenatismo della prestigiosa associazione culturale Luoghi d'Arte (un migliaio di soci), attivissima in tutta la Liguria, ma soprattutto a Genova. Come evidenzia il calendario del sodalizio: http://www.luoghiarte.it/eventi-e-incontri/
 Splendida anche la sede della biblioteca, fondata nel Settecento (un secolo impregnato dalla moda dell'erudizione) dall'abate Carlo Giuseppe Vespasiano Berio, che per un gioco del destino, oltre ad aver dato, come naturale, il nome alla propria creatura, portava anche quello di un altro grande bibliofilo, parliamo appunto del Protagonista del libro.


Vespasiano Gonzaga dopo 435 anni torna a Genova
La Sala Lignea della Biblioteca Berio