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domenica 12 ottobre 2014

Il duca di Sabbioneta sbarca sul lago di Como

Venerdì 17 ottobre, alle ore 19 grande cena dedicata al Duca di Sabbioneta (con presentazione del libro) sul Lago di Como, a Menaggio, nella cornice fin de siécle del Grand Hotel Victoria. Le prenotazioni sono aperte. Sarà presente l'Autore.



Menaggio è la patria dello scultore Leone Leoni
I due rami del lago di Como; in primo piano Menaggio (da scuolecomo.com).


 Perché presentare la biografia "Il duca di Sabbioneta" sul lago di Como? e perché proprio a Menaggio? La scelta, così lontana dagli stereotipi, in realtà non è casuale. Infatti il nome Menaggio doveva essere famigliare al Protagonista del libro: qui, secondo fonti accreditate, era nato il suo amico Leone Leoni, il più grande scultore del tardo '500 (che, come noto, ritrasse numerosi potenti dell'epoca, quali l'imperatore Carlo V, e l'intera famiglia reale di Spagna, all'Escoriale). Era naturale che il Leoni forgiasse anche l'epica statua che ancora oggi ritrae Vespasiano Gonzaga -appunto il nostro Duca- nel suo mausoleo, a Sabbioneta. Un valido motivo dunque (ma non il solo) per ricordare il Duca questa volta non nella città da Lui fondata (come accade di solito), ma nel presunto borgo natale dello scultore. Anche il progettista del mausoleo però era a sua volta di sangue lepontino; Giovanni Battista della Porta apparteneva alla nota dinastia di scultori originaria di Porlezza, sul lago di Lugano, che si trova ad appena una dozzina di chilometri da Menaggio.


L'espressione è la stessa del Marc'Aurelio capitolino.
Il Duca di Sabbioneta, bronzo di Leone Leoni (foto di Bruno Stefani, ed. Domus)


 La cena è organizzata dallo Studio Tablinum (che ringraziamo per la sensibilità dimostrata), e si svolgerà alle ore 19 di venerdì 17 ottobre nella Sala della Musica del Grand Hotel Victoria, un ambiente suggestivo che evoca, se non il tardo Rinascimento (periodo al quale si riferisce il libro), la più recente, ma per noi egualmente lontana, Belle Epoque. Gli stucchi e i lampadari di fine '800, che infondono una particolare atmosfera d'antan , prima della grande guerra (di cui ora ricorre il centenario) facevano da cornice alle (allora) lunghe vacanze sul lago della clientela tedesca e francese. Non si tratta di un anacronismo: il volume che verrà presentato infatti, pur descrivendo uomini e vicende del '500, è impaginato con un gusto ottocentesco, che forse sarebbe stato consono a questo tipo di pubblico. La cena di venerdì 17 vuole dunque essere fuori dai soliti schemi. Per l'occasione, in onore del Duca Vespasiano Gonzaga, lo Chef Christian Giovio (un nome particolarmente rappresentativo di Como e della sua storia) predisporrà una caratteristica cena mantovana. Il costo è di 48 euro. Per le prenotazioni potete telefonare al numero +39 0344 32003 ; o inviare un'e-mail all'indirizzo: info@grandhotelvictoria.it

domenica 14 settembre 2014

Suor Maria Elena Ascoli consiglia "Il Duca di Sabbioneta"

 Suor Maria Elena Ascoli, teologa e medievalista, nel corso della presentazione svoltasi a Macherio, ha commentato ampiamente il libro. "E' scritto molto bene -ha detto- Vi invito veramente a leggerlo e a diffonderlo perché ne vale la pena".



La relatrice ha più volte ricordato I Promessi Sposi
Suor Maria Elena Ascoli con l'Autore del libro


 La conversazione che ha avuto luogo in primavera a Macherio, in Brianza (a NE di Milano), è ora visibile, in un filmato amatoriale, anche su Youtube ( cliccare qui ) sul canale dell'Associazione LiberoLibro. L'incontro, voluto con entusiasmo e semplicità dai giovani attivisti del sodalizio (che l'hanno reso disponibile in rete), ha avuto, nonostante il contesto "casalingo", una conduttrice d'eccezione, nella persona della suora domenicana, esperta medievista, e nota studiosa di S. Caterina, che ha saputo, con le sue doti di oratrice, tener desta per oltre un'ora l'attenzione di una platea poco più che ventenne.
 "Già il primissimo, ma seriamente grande pregio di questo libro, che va veramente fatto conoscere, -ha introdotto la religiosa (nel filmato)- è che è di un livello storico unico...E' un libro di storia che appassiona gli storici (questo è fuori di dubbio)...è un libro che può appassionare anche...chi non è tanto portato...per la storia. Perché è intercalato con dei passi di un grande valore poetico".
 L'oratrice ne ha citati alcuni, che eviscerano i legami tra l'Europa di ieri e l'Europa di oggi, e sottolineano l'importanza dei valori umanistici; ad esempio, rivolgendosi all'Autore, ha affermato: "Lei ci regala  una pagina bellissima su cos'era il Toson d'Oro (onorificenza conferita nel 1585 al Protagonista del libro, n.d.r.). Andatela a leggere...: è una pagina mitologica, splendida. E a quei tempi ricevere il Toson d'Oro era il massimo del riconoscimento".


La mitologia aveva anche una funzione politica.



 "Ed ecco che lo storico tante volte diventa un letterato classico, sapiente come il suo Duca, per cui sa intercalare queste pagine con riferimenti alla mitologia, con riferimenti ai tratti poetici dei paesaggi, e...per me in quei momenti è come respirare un attimo l'ossigeno dopo una catena alquanto laboriosa di intrighi, di matrimoni, falliti o non falliti, di sparizioni di mogli, non si sa bene se morte o uccise, ma faceva poca differenza (morte erano: era quello l'importante), di figli che non erano come si doveva,...però però -e questo emerge tantissimo dal libro- (il Protagonista, n.d.r.) sapeva creare cose belle".
 Nel corso dell'incontro varie voci si sono alternate nella lettura di brani.
 "A volte io ho ripensato ai Promessi Sposi -ha poi commentato la religiosa- I Promessi Sposi non sono un libro di storia, ma sappiamo che ha un'ossatura, una linea storica bella, poetica, siamo un secolo dopo. Ma questo spaziare di Sarzi Amadè nel brano...appena letto, che con ansia ci fa partecipi di queste navi, di questo raggrupparsi, riunirsi dell'Europa per vincere i mori, ha la stessa ampiezza di alcuni momenti del romanzo di Alessandro Manzoni. Sarà la pianura lombarda che ispira gli scrittori ad ampiezze grandi e a paesaggi nuovi, non c'è dubbio, ma quello che vorrei sottolineare...è lo scavo anche psicologico. Quando noi prendiamo un libro di storia qualunque...a noi interessano i fatti storici. Se poi Giulio Cesare fosse calvo o no, fosse epilettico (come dicono adesso gli storici) oppure no, tutto sommato ci interessa poco. Ci interessa il De Bello Gallico. In questo modo abbiamo una storia fredda. Non che...(a meno di essere appassionati di latino)...vi portereste al mare il De Bello Gallico! Il libro di Sarzi Amadè invece lo portate anche al mare. ...Perché? ...perché avete dei momenti di gran respiro e appassionanti...perché c'è una tecnica, voluta o no, non lo so...(fatto sta che, n.d.r.) nel libro di Sarzi Amadè noi troviamo una tecnica: di colpo il (piccolo, giovane, o ormai anziano) duca Vespasiano sparisce. Ma come sparisce? Ma se è Lui il personaggio del libro! Eh...lo so, ma ci sono tanti altri personaggi sullo scenario storico!...E' la capacità di farci viaggiare. Perché con questo libro si viaggia".
 "Quindi vi invito ad avere un atlante vicino, a meno che voi siate ferrati in geografia, ...vi troverete in Spagna, vi troverete a Cartagena, vi troverete a Praga,...Napoli, Milano,... in Francia. ...Ed è questa la bellezza di questo libro: che mentre lo leggete tutto vi sembra molto facile, evidente. Poi mettete tutte le cose insieme e dite: mamma mia, ha dipanato un groviglio di avvenimenti e ce li presenta in un unico tempo, come una pinacoteca, per cui giriamo e visitiamo. Perché non dimentichiamo che contemporaneo a questo tempo è Martin Lutero, gli eretici, è il Concilio di Trento, Carlo Borromeo, cugino di un certo Federico Borromeo (vi ricordate? quello dei Promessi Sposi). Cioè ritroviamo le radici culturali...italiane, ...europee".
 L'oratrice si è soffermata sul concetto di Europa unita, che non è certo una novità del terzo millennio: esso traspare già nel '500 proprio dalle pagine del libro.
 "Ma... quale Europa? -ha chiesto la religiosa, rivolgendosi all'Autore- Ebbene leggendo questo libro io mi sono chiesta tante volte: quale Europa? Mi dica, quale Europa voleva il nostro Duca?"



L'Europa descritta nel libro era accentrata nelle mani degli Asburgo.


 "Il Duca -risponde l'Autore- era al servizio di un'Europa asburgocentrica, nel senso che l'Europa del periodo ... si trova unita nelle mani degli Asburgo. Quindi troviamo il Duca che fa grandi cose nella diplomazia, nella politica, nella guerra, però sempre...come satellite degli Asburgo, di questo grande potere centrale che si ha in Europa. Si vede ad esempio quando reprime la popolazione del Monferrato, e si adopera per strangolare ... le antiche libertà di questo marchesato autonomo, con il pretesto del ricatto del debito (come accade oggi in Grecia, n.d.r.), servendosi di soldati tedeschi per farne una colonia di questa grande Europa, dove i Gonzaga, eredi di una dinastia di origine greca che aveva governato a lungo il Monferrato, sono un braccio degli Asburgo".
 "Quindi -riprende suor Elena- un'Europa che nasce dal confronto, dal braccio di ferro verrebbe da dire, tra questi grandi colossi -gli Asburgo, cioè la Spagna, l'impero dove non tramonterà mai il sole, perché ormai le Americhe sono state scoperte- (e dall'altro lato, la Francia, l'Inghilterra, n.d.r.) .... Infatti quell'Hernan Cortés (che troviamo nel libro, n d.r.) morirà... oltre mare. Quindi un'Europa che comincia a rendersi conto che ...il problema economico, ieri, oggi, domani, è... l'ago della bilancia delle grandi scelte politiche... (giuste o sbagliate: non è la sede di discuterne)...".
 "... detto questo, un'Europa che è decentrata, un'Europa che è costretta a fare i conti con un mondo nuovo, con culture nuove: Incas, Aztechi and company;... ed è quello che stiamo vivendo un po' oggi. Non viviamo forse in un'Europa che, volente o nolente, deve fare i conti con la Cina? (l'Europa, n.d.r.) non fa più i conti con gli Stati Uniti -mi dispiace: questa è storia, non è politica- deve fare i conti dal punto di vista religioso, come al tempo del Duca, con l'Islam, con i mori, che non vengono più con le galere e con i loro pirati (tra l'altro sovvenzionati dall'Inghilterra: niente di nuovo sotto il sole) ...però li sentiamo pressanti alle nostre porte...Io vivo in una città, Perugia, con tanto di università per stranieri, la più antica d'Europa (1921) dove c'è il 50%  di cinesi, il 40% del mondo arabo, e il 10% di tante altre cose...Nel mio quartiere si parla arabo. Se io volessi mettermi alla scuola imparerei forse anche l'arabo. Ma per dire: che io lo voglia o no, con questo mondo ci devo fare i conti. Ecco il dramma europeo vissuto intensamente dai personaggi di questo libro".
 "..."


Nel libro ritroviamo l'atavico conflitto Africa-Europa.


 Suor Elena ha poi posto l'accento sul sentimento di "patria" che caratterizza il Protagonista, e di conseguenza il racconto della Sua vita.
 "Nonostante le grandi sofferenze del popolo -sia per la fame, sia perché lavoravano senza essere pagati, sia perché c'erano le pesti-...quando poi si trattava di inaugurare un nuovo palazzo, o rivedere il signore dopo 10 anni di Spagna... tutti sono in festa.  E mi sono detta: ecco il cuore dell'Italia e dell'Europa: saper veramente cogliere quel carpe diem oraziano che non vuol dire "Adesso, e poi chissà come sarà", ma saper cogliere quel momento, che è  il momento della festa, della grazia -in cui anche il signore più tirchio diventa magnanimo- e della bellezza. Ci sono descrizioni molto belle di quando gli armigeri, a seconda dei loro ruoli, ...passano: chi è vestito di rosso, chi è vestito di verde, chi è vestito di giallo. Anche lì c'è una parte di scrittore talmente valida che uno ha l'impressione...(di avere l'intera scena, n.d.r.) davanti...e viene voglia di andare a studiare quel periodo. Adesso io so che andrò a rivedermelo".
  "Non dimentichiamo che sono i tempi di Torquato Tasso, sono gli anni in cui Torquato Tasso è in una cella di manicomio, per...anni c'è stato. Sono i tempi di Tiziano: è tutto quel secolo che in genere noi vediamo nella storia dell'arte, nella storia della musica. Ma dimentichiamo il retroscena di tutto questo. E il libro ci porta proprio a questo!".
 "...".
 "Credo che sia molto educativo questo libro di Sarzi Amadè, perché ci obbliga (oggi...siamo tutti un po' pigri),... ci obbliga a dire: ma... mi evoca qualche cosa... mi evoca qualche cosa...  Ci interroga non solo sui messaggi che sono lanciati tra le righe, o in modo esplicito, ma ci interroga sulla nascita, sulle nostre radici, ...E' un libro di memoria, dove la memoria è qualcosa di vivo, che mi dà identità. Se io non so da dove vengo non ho identità...Ecco, allora noi siamo invitati con questo libro a ritrovare la nostra identità storico-politica-religiosa. E' il tempo di un papa, Pio V, un papa domenicano (come l'oratrice, n.d.r.) per cui il papa è vestito di bianco (piccola curiosità)...E' il tempo, dicevo, di Carlo Borromeo, ma è il tempo anche anche delle lotte luterane eccetera".
  "...E' un lavoro veramente grande. E' un libro da far conoscere ai professori dell'università. ...Vi invito veramente a leggerlo e a diffonderlo perché ne vale davvero la pena".

martedì 22 luglio 2014

Il 2 agosto il Duca di Sabbioneta a Rivarolo Mantovano


Sabato 2 agosto, alle ore 19, il libro verrà presentato a Rivarolo Mantovano, presso la Fondazione Sanguanini. Seguirà una pittoresca cena rinascimentale in compagnia dell'Autore, che potrà così rispondere alle domande del pubblico.



Il paese appartenuto al leggendario cavaliere Rodomonte
La storica piazza di Rivarolo Mantovano, col Palazzo Pretorio.


 Oltre quattro secoli dopo la sua morte, il duca di Sabbioneta torna a Rivarolo Mantovano, il solo, tra i suoi dieci feudi, appartenuto al padre. Come la vicina Sabbioneta, anche Rivarolo Mantovano -da sempre estrema enclave della provincia mantovana in quella cremonese- ci accoglie, tra le sue mura, con una griglia di strade perfetta, secondo il modello rinascimentale (come l'Autore avrà modo di illustrarci). Anche qui infatti il protagonista del libro perseverò nella tradizione inaugurata dal nonno, di rinnovare con nuovi edifici le proprie borgate.
 La biografia (che, frutto di una vita di ricerche, ha rivoluzionato una saggistica per troppo tempo lacunosa) verrà presentata nell'antico Palazzo Pretorio, sede del Comune, ma soprattutto della Fondazione Sanguanini, che organizza l'evento. Ai partecipanti verrà offerto un "rinfresco rinascimentale" cui seguirà (per questo però consigliamo la prenotazione)  il "Convivio", un vero e proprio banchetto con spettacolo (liberamente ricostruito sulla base di ricette e cerimoniale dell'epoca), in compagnia dell'Autore, che avrà così modo di rispondere alle domande del pubblico, e potrà smentire molti luoghi comuni sul personaggio oggetto dei suoi studi.  Il 2 agosto, tempo permettendo, la tavolata occuperà così l'intera piazza illuminata a giorno ad evocare i grandi pranzi del Rinascimento.


Le mura volute dai Gonzaga evocano tempi di cappa e spada
Una delle antiche porte di Rivarolo Mantovano (©Massimo Telò, da Wiki)



 L'evento culturale costituirà la chiave di volta del Lizzagone (fusione delle parole "lizza" e "agone" -l'una longobarda, l'altra greca- a significare in questo caso la "disfida" propria del mondo cavalleresco), la manifestazione annuale che, nei primi tre giorni di agosto, ricorda i festeggiamenti svoltisi, nel lontano 1531, in occasione del matrimonio tra Rodomonte Gonzaga, signore del luogo, e Isabella Colonna. Un matrimonio contrastato. Il futuro duca appunto della vicina Sabbioneta, nacque oltretutto, come si sa, postumo, sullo scorcio dello stesso anno (ma nel regno di Napoli). L'evocazione storica sarà arricchita di attrattive come la sfida dei giullari e la corsa con le oche (che ricorda quella, famosa, di Lacchiarella, nella Bassa Pavese).


Ritratto nella collezione del castello di Ambras, in Austria
Luigi Gonzaga, detto Rodomonte, signore di Rivarolo.


 Appuntamento dunque alle ore 19 di sabato 2 agosto (il primo fine settimana del mese) a Rivarolo Mantovano (fermata Bozzolo della linea Cremona-Mantova, ma sconsigliamo l'uso del treno), alla Fondazione Sanguanini, in via Gonzaga  39/b (nel suggestivo Palazzo Pretorio che vedete nella foto).








domenica 4 maggio 2014

Suor Maria Elena Ascoli, storica medievalista, presenta il libro a Macherio

 Il Duca di Sabbioneta di nuovo in Brianza. Sabato 10 maggio suor Maria Elena Ascoli, nota studiosa domenicana, presenterà il libro di Luca Sarzi Amadè presso l'associazione Libero Libro a Macherio.



Questa foto è tratta dal sito www.iBrianza.net
Macherio è divenuta famosa per la superba villa di Silvio Berlusconi


 Macherio è uno dei paesi al di là del parco di Monza. Piena Brianza o, per dirla con i nostri storici medievalisti, piena contea della Martesana. Oggi è nota soprattutto per la superba villa di Silvio Berlusconi, appartenuta ai Visconti di Modrone. La famiglia patrizia milanese la fece ricostruire allo scorcio dell'800 su progetto di Emilio Alemagna, lo stesso architetto del parco Sempione a Milano (quello dietro il Castello Sforzesco). La dimora si affacciava, dall'alto di un poggio, circondata da un immenso parco e da boschi, sul verde panorama della Brianza, un tempo incantevole, ma oggi interamente industrializzato e urbanizzato (foto tratta dal sito iBrianza.net).
 La presentazione del libro "Il duca di Sabbioneta" però non si svolgerà nella superba residenza privata, bensì in via Vittorio Veneto al n° 3, nella  consuetudinaria Sala del Camino, per capirci la sala destinata dal Comune alle cerimonie pubbliche e alla celebrazione dei matrimoni. Appuntamento quindi sabato 10 maggio, alle ore 18. L'iniziativa è organizzata dall'associazione culturale Libero Libro, animata da un battagliero gruppo di giovani, che si è posto l'obbiettivo di risvegliare in questo angolo della Brianza, forse un poco dominato dal mito del profitto e del successo, l'amore per gli antichi saperi.


Ha insegnato all'Istituto internazionale di studi francesi Saint Dominique.
Suor Maria Elena Ascoli, storica domenicana, presenterà il libro. 


 Chi presenterà il libro sarà questa volta suor Maria Elena Ascoli, domenicana, docente nelle scuole superiori e pedagoga, notissima per i suoi studi storici e teologici, in particolare su S. Caterina di Siena, nonché redattrice del mensile dell'Ordine dei domenicani "I Martedì".

lunedì 14 aprile 2014

Il Duca di Sabbioneta torna a Genova dopo 435 anni

Giovedì 24 aprile, alle ore 16 il libro verrà presentato per la prima volta a Genova. Il duca di Sabbioneta rivede così finalmente, dopo 435 anni, la città dei Fieschi (Suoi antenati), e dei Doria (Suoi amici), che più volte l'aveva accolto in vita.



La città di Genova ai tempi del doge Andrea Doria
La città di Genova, quale apparve al sedicenne signore di Sabbioneta.



 Il duca di Sabbioneta di nuovo a Genova (a oltre quattro secoli dalla morte). A partire dalle ore 16 l'Autore intratterrà il pubblico nell'ottocentesca Sala Lignea Gianfranco Franchini, realizzata con legni pregiati nella biblioteca Berio, all'interno del seicentesco Seminario dei Chierici. Indirizzo esatto: via (appunto) del Seminario, 16 (come l'orario stesso, ma anche come l'età del Protagonista quando approdò a Genova la prima volta). Si trova infatti nel cuore di Genova, tra il palazzo Ducale e il Ponte Monumentale, non lontano dalla stazione di Genova Brignole (chiunque potrà indicarvela).



Un'immagine della vecchia Genova, conosciuta da vespasiano Gonzaga
Uno dei caratteristici  "carrugi" di Genova.


 La scelta della capitale marinara è anche simbolica. Proprio nella città  dell'ormai anziano Andrea Doria, il Protagonista approdò nell'autunno inoltrato del 1548, ancora adolescente, al ritorno dal tirocinio alla corte di Spagna, e proprio qui festeggiò il diciassettesimo compleanno (nell'immagine a colori, in alto, un affresco mostra la città quale apparve ai Suoi occhi). Vi sarebbe tornato vent'anni dopo, nel settembre del 1568, per partire, di nuovo, alla volta delle Spagne, dove lo attendeva il periodo più importante della Sua carriera (vi avrebbe ricoperto l'incarico di viceré, fatto quantomeno insolito per un italiano al tempo della dominazione spagnola in Italia), e ancora altri dieci anni dopo, al Suo definitivo rientro in patria. Ma Genova fu per Lui molto di più che un porto di mare: era la città del Suo grande referente, l'ammiraglio Andrea Doria; era inoltre la città dei Fieschi (la biblioteca si trova appunto in una parallela di via Fieschi), la famiglia da cui era uscita sua nonna, ...
  L'incontro, gratuito e aperto a tutti, è possibile grazie al mecenatismo della prestigiosa associazione culturale Luoghi d'Arte (un migliaio di soci), attivissima in tutta la Liguria, ma soprattutto a Genova. Come evidenzia il calendario del sodalizio: http://www.luoghiarte.it/eventi-e-incontri/
 Splendida anche la sede della biblioteca, fondata nel Settecento (un secolo impregnato dalla moda dell'erudizione) dall'abate Carlo Giuseppe Vespasiano Berio, che per un gioco del destino, oltre ad aver dato, come naturale, il nome alla propria creatura, portava anche quello di un altro grande bibliofilo, parliamo appunto del Protagonista del libro.


Vespasiano Gonzaga dopo 435 anni torna a Genova
La Sala Lignea della Biblioteca Berio

venerdì 4 aprile 2014

Il duca di Sabbioneta sbarca in Brianza

Sabato 12 aprile il libro "Il duca di Sabbioneta" approderà a Seregno, al festival Scintille di Voci della Storia. E' la prima volta viene presentato nell'alto milanese. Introdurrà il pomeriggio, denso di appuntamenti, il prof. Franco Cardini, che arriverà da Firenze.



Ospite d'onore del festival lo storico Franco Cardini
Il prof. Franco Cardini ha già presentato il libro a palazzo Sormani (L. Candiotto)


 Il duca di Sabbioneta in Brianza? chissà se c'è mai stato! Ebbene: sabato 12 aprile il libro verrà presentato proprio nel cuore della Brianza, a Seregno (tra Milano, Lecco e Como), e precisamente al festival Scintille di Voci di Storia. L'evento avrà luogo di pomeriggio, alla biblioteca civica "Ettore Pozzoli", in piazza Gandini, appunto a Seregno, facilissimo da raggiungere perché importante crocevia ferroviario. Alle 15 il prof. Franco Cardini e il dirigente Rai Sergio Valzania introdurranno la manifestazione. Si parte con il loro libro sulle scintille che cento anni fa, a Tripoli come a Sarajevo, portarono alla prima conflagrazione mondiale. Si segue a ruota con Chantal Balbo di Vinadio col suo libro sull'antenato e patriota Cesare Balbo, quindi con Luca Sarzi Amadè, che parlerà, appunto del Duca di Sabbioneta.
 Ma cosa ci fa "Il duca di Sabbioneta" in una cornice dalle forti connotazioni patriottiche? E' semplice: il protagonista del libro era appunto un "uomo senza patria". E  in pieno '500 -quando l'Italia era ben lungi non solo dall'essere fatta, ma anche solo pensata- ideò una patria, che fu un po' la sintesi dei suoi viaggi nell'Europa di allora. Volete saperne qualcosa di più? Allora venite a Seregno, e scoprirete cosa lega la realtà di allora e quella di oggi. Dialogherà con l'autore il giovane Marco Marocchi, studente di Storia alla Cattolica.
  Concluderanno il pomeriggio Clara Schiavoni e Beppe Sermisoni, con i rispettivi romanzi storici. Tutti rigorosamente a casa prima di cena perché a partire dalle 21 è previsto l'ennesimo sciopero dei treni.


Un libro per chi crede ancora nelle favole
Dal documentario di Pierluigi Bonfatti Sabbioni sul libro.

mercoledì 11 dicembre 2013

Il duca di Sabbioneta arriva a Mantova

Giovedì 19 dicembre è la volta di Mantova, culla del Festival. Il libro verrà presentato alle 16,30 nella splendida chiesa della Vittoria (quella del'omonima pala del Mantegna, oggi al Louvre). Questa si trova nell'antica contrada del Leopardo, nel cuore della città dei Gonzaga.



La volle il marchese Francesco Gonzaga dopo la battaglia di Fornovo
La chiesa della Vittoria, all'angolo tra le vie Fernelli e Monteverdi.


 Ce l'abbiamo fatta: l'anno 2013 il libro verrà presentato a Mantova. Non a palazzo Ducale, ma nel cuore della città vecchia, tra la basilica di S.Andrea e palazzo d'Arco, tra piazza Virgiliana e il Teatro Sociale, e precisamente nella chiesa della Vittoria. Questa, subito riconoscibile per il nudo mattonato, sorge nell'antica contrada del Leopardo, all'angolo delle attuali vie Fernelli e Monteverdi. Attenzione: chi non fosse pratico osservi la fotografia; la chiesa della Vittoria è quella rossa, di massiccio mattonato romanico gotico. Dirimpetto ne sorge infatti un'altra (di cui si vede lo spigolo nella fotografia), che invece è intonacata. Per evitare confusione: la seconda è quella dei Santi Simone e Giuda, dove si sposò il musicista Claudio Monteverdi.
 L'evento, previsto per le 16,30 di giovedì 19 dicembre, grazie alla disponibilità dell'Associazione Amici di Palazzo Te e dei Musei Mantovani, oltre alla presenza dell'Autore, vedrà la partecipazione del prof. Franco Canova, storico e critico letterario, e della giornalista Alessandra Demonte, persona notissima a Mantova, perché legata a numerose manifestazioni (ricordiamo ad esempio la sua collaborazione con Dario Fo), e qui in veste di moderatrice. Anche in questa occasione l'attore Alan Beccari leggerà alcune pagine del libro.
 La scelta della sede è emblematica: la chiesa della Vittoria fu voluta dal marchese di Mantova Francesco Gonzaga nel 1495 per ringraziare la Vergine, della Vittoria riportata quell'anno da lui, come comandante in capo della coalizione italotedesca, sugl'invasori francesi a Fornovo, sopra Parma. Ma è anche una testimonianza della dura convivenza tra ebrei e cristiani (una delle tante tematiche trattate nel volume): la chiesa sorse infatti sull'area della casa di un banchiere ebreo, che il popolo aveva raso al suolo col pretesto che l'usuraio aveva profanato un'immagine della Vergine. Per il tempio il Mantegna dipinse una pala d'altare tra le più belle del Rinascimento, la Madonna della Vittoria, appunto. Ironia della sorte: saranno proprio i francesi (tornati in Italia con Napoleone) ad appropriarsene, portandola per sempre in Francia, dove oggi si può vedere al Louvre.


Uno dei dipinti migliori di Andrea Mantegna
La pala del Mantegna celebra la vittoria sui francesi nel 1495



 Ebrei e cristiani, italiani e francesi, artisti e libri. Appuntamento dunque alla chiesa della Vittoria, giovedì 19 dicembre, alle ore 16,30. Per chi venisse dalla stazione: dal Teatro Sociale (piazza Cavallotti) ci si arriva seguendo la via Arrivabene (sovrastata dalla torre dell'omonimo palazzo); chi invece giungesse da piazza delle Erbe (nucleo della città comunale) può, muovendo dalla concattedrale di S.Andrea (piazza Mantegna) imboccare (per restare in tema di musicisti) la via Verdi.