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lunedì 30 settembre 2013

Alcune pagine del libro lette in rete da Alan Beccari

 Il libro "Il duca di Sabbioneta" dispone ora di un proprio canale su Youtube. Qui verranno raccolte via via testimonianze, interviste, documenti sul personaggio e sulla vicenda narrata.


                            
Alcune pagine di vita vissuta nel racconto di un'epoca



 Il canale su Youtube è facilmente rintracciabile (http://www.youtube.com/user/ilducadisabbioneta). Qui, accanto al video (già postato) sulla presentazione svoltasi in maggio, troverete quello appena realizzato in chiave cinematografica. Si intitola "Alcune pagine del Duca di Sabbioneta" (qui: http://www.youtube.com/watch?v=zwiaBpKX7ZY  ).
 Si tratta di un'accorata evocazione dell'arrivo di Vespasiano Gonzaga alla corte di Spagna, e naturalmente del suo incontro con Sofonisba Anguissola. La colonna sonora è costituita dalla voce dell'attore Alan Beccari, che legge alcune pagine tratte dalla parte IV, dal capitolo "La città cinta di fuoco". Autore del video è il documentarista Pierluigi Bonfatti Sabbioni.


Don Carlos forse ucciso dal padre per la ragion di Stato
Nel libro anche il dramma del difficile rapporto padre-figlio






mercoledì 7 agosto 2013

Il Duca, accompagnato dal tema della morte, influenzò Shakespeare e Torquato Tasso.

Il Duca di Sabbioneta convisse col tema della morte, caro a poeti e guerrieri del suo tempo; la sua figura ispirò Torquato Tasso e William Shakespeare. Prosegue l'intervista del critico letterario Franco Canova all'Autore.





Il tentativo di mummificare la salma del duca fallì
Il cranio di Vespasiano Gonzaga reca le tracce della sifilide


Sarzi Amadè, parliamo del tema della morte. Esso accompagnò il protagonista del Suo libro per tutta la vita. Ci spiega perché?


 Il tema della morte ha sempre dominato l'immaginario umano. Per millenni fu naturale veder morire i propri fratelli, i propri compagni, i propri figli, magari nel corso di malattie, di guerre, di calamità. Il Duca di Sabbioneta, rimasto vedovo per la seconda volta, contrasse la sifilide, probabilmente in Spagna. Questa malattia, subdola e ai tempi ancora poco conosciuta, subì una recrudescenza dopo la conquista del Nuovo Mondo. I soldati spagnoli avevano estrema facilità a stuprare le donne degli indios, e al ritorno in patria frequentavano i bordelli, che si trasformavano così in focolai della malattia. Non dimentichiamo che anche Rodolfo II trascorse molti anni in Spagna, e che anche lui contrasse la malattia.

Fu questa la ragione che accostò il Duca di Sabbioneta all'idea della morte?


Certamente no. Anche da giovane infatti si trovò più volte in punto di morte. Ma, da buon militare, egli aveva con essa un rapporto spartano. Come avrebbe potuto altrimenti guidare i propri uomini in quelle carneficine che erano allora le battaglie? Pensiamo a quando, sotto le mura di Ostia, esaurite le munizioni, si lanciò con la sola spada e lo scudo all'assalto delle fortificazioni, e una palla d'archibugio lo solcò tra la bocca e il naso.

Un gesto eroico dunque.


Non il solo della sua vita, però.

Un personaggio del genere doveva fare colpo sulle donne.


Il Duca di Sabbioneta fu certamente connotato da una forte virilità. Ricordiamo il testimone che, vedendolo nudo, ancora bambino, notò che aveva tre testicoli. Questa è ora una delle "chicche" della nuova edizione. Ma...attenzione: il Duca non aveva certo un carattere morbido.

A cosa allude?

Pensiamo alla scomparsa della prima moglie. Di lei si perse ogni traccia. Secondo un cortigiano dell'epoca pare l'avesse uccisa il marito stesso perché convinto che l'avesse tradito. Tuttavia a questa "ombra" si affianca una certezza: il Duca voleva a tutti i costi dei figli, che la moglie, dopo un aborto, probabilmente non era in grado di dargli. E di fatti non gli diede.



Secondo William Shekespeare fu ispirato da Vespasiano Gonzaga
William Shakespeare

In quanto morì...


Ma non fu una morte chiara. Infatti il Duca la cancellò dalla propria vita. La donna non trovò posto nel mausoleo che egli fece poi costruire per sé e la propria famiglia, e ad oggi non conosciamo alcuna immagine, alcuna testimonianza artistica, o poetica, che la ricordi.

 

Ha parlato di poeti. Che rapporto ebbe il Duca con loro?


Il Duca di Sabbioneta fu profondamente incline alla poesia e ai temi della lingua. Pensiamo alle conversazioni letterarie svoltesi nel corso della sua "dittatura" a Casale Monferrato. In una di queste si affronta tra l'altro proprio il tema del tradimento, dell'uomo che può tradire la donna, e della donna che deve riconquistare l'affetto perduto del marito. Ma anche della donna che, tradendo il marito, viene meno al suo dovere di subordinazione. Esse offrirono spunto a Stefano Guazzo, un letterato "alla moda" diremmo oggi, per i suoi "dialoghi" nello stile del tempo. Questi, tradotti perfino in inglese, pare influenzassero poi William Shakespeare in importanti scelte drammaturgiche.

Il Duca di Sabbioneta dunque influenzò Shakespeare?


Non solo. Pensiamo anche alle poesie che un altro poeta dell'epoca gli dedicò, Torquato Tasso, che, si sa, contribuì notevolmente all'affermazione del toscano come lingua comune a tutt'Italia, e in particolare del lessico che usiamo ancora oggi.

Anche Torquato Tasso dunque.


Nella prima edizione del libro avevo proposto alcuni sonetti del Duca di Sabbioneta, relativi a episodi e circostanze della sua vita. Nella nuova edizione ho voluto proporre anche alcuni sonetti che viceversa il Tasso dedicò al Gonzaga, al quale  l'autore della Gerusalemme Liberata esprimeva la propria ammirazione proprio per le doti liriche.

martedì 23 luglio 2013

Un uomo senza patria, un europeo errante.

Il duca di Sabbioneta sostenne, con la sua politica, il concetto di "patria", sebbene in realtà egli non avesse una "patria" o, meglio, questa fosse l'Europa. Il critico letterario Franco Canova ne discute con l'Autore del libro.



Il duca contrasse la sifilide in Spagna, in un bordello
Il Duca convisse con una malattia a lui ignota, la sifilide


Sarzi Amadè, il Suo libro, "Il duca di Sabbioneta" ha restituito a Vespasiano Gonzaga la sua reale dimensione europea. Ma allora, par di capire, il Duca non era di Sabbioneta?

Nacque a Fondi, allora nel regno di Napoli, nel contesto dell'aristocrazia napoletana legata alla Spagna. E rimase a Napoli fino ai tredici anni. Si formò quindi tra modelli napoletani e spagnoli.

 

Dove abitò allora?

Secondo la norma, ogni anno,  egli avrebbe dovuto trascorrere sei mesi nei suoi Stati lombardi, e i restanti sei nei suoi feudi napoletani. Altrimenti come avrebbe potuto curare i propri interessi? Ma anche questo si rivelò possibile solo in alcuni anni.

Perché?

Ma, scusi, dal 1551 al 1557, quindi per sei anni, fu continuamente in guerra prima in Piemonte, poi nello Stato Pontificio. Anni epici nella sua vita di soldato. Lo troviamo nel 1558 a Bruxelles, poi di nuovo in Piemonte a combattere...a quei tempi i viaggi non si facevano mica in treno. Solo quelli a Bruxelles (e ne fece più d'uno) richiedevano mesi e mesi di cavalcate attraverso l'Europa.

Non ebbe quindi una vera e propria patria?

Possiamo dire che trascorse quasi un quarto della sua vita in Spagna, di cui un decennio senza interruzioni (compreso però il viaggio nel Nord Africa).

 

Ma i Gonzaga sono lombardi, di Mantova.

E' vero. Ma guardando la famiglia paterna, unica sua ascendenza lombarda, troviamo la trisnonna tedesca, la bisnonna e la madre napoletane, la nonna finalmente di Genova. Cinque zie paterne erano sposate con signori napoletani. E lui crebbe piuttosto vicino a queste che ai Gonzaga. Come si fa a parlare di un personaggio lombardo? Certamente fu "anche" lombardo (lo sono anche molti americani di quinta generazione!).

 

Ecco allora perché Lei lo definisce "un europeo errante".

Certamente: europeo per sangue, per mentalità e cultura. Errante perché era sempre in viaggio, per necessità ma anche per aspirazione, dal Nord Africa al Belgio, dalla Spagna al Sud Italia, alla Boemia, alla Polonia.



Ritratto del Duca, attribuito a Bernardino Campi
Vespasiano Gonzaga, ritratto forse dal Campi

Ha dimenticato la nonna materna.

Giusta osservazione. Era Beatrice Appiani, figlia del principe di Piombino. Siamo di nuovo sul mar Tirreno. Anche perché il nonno materno di Beatrice era il duca di Amalfi, altro napoletano. E la bisnonna materna, appunto, era la sorella di papa Pio II, dicevamo il fondatore di Pienza, in Toscana. Le donne allora partorivano presto, così per parte materna in un secolo si accumulava un maggior numero di generazioni che per parte paterna.

Si può dunque dire che il Dna accomuna coloro che maggiormente perseguirono il sogno della città ideale: Piccolomini, Gonzaga, Estensi...

Forse con una metafora. Non dimentichiamo che il biografo dev'essere un po' psicologo e un po' antropologo.

Dunque il Duca fu un italiano ante litteram?

Piuttosto un europeo oserei dire. Non dimentichiamo che l'Italia era allora il fulcro del pensiero e dell'arte di tutta Europa. Eppure, ciononostante, c'è ancora chi "bolla" il Duca di Sabbioneta come un personaggio locale, e il mio libro come un romanzo, anziché una biografia. In tutta sincerità che bisogno ci sarebbe di scrivere un romanzo su di un personaggio la cui vita è già tanto avventurosa, appassionante e circondata di mistero?

In che modo egli promosse il concetto di "patria"?

Innanzitutto "creandola" attraverso l'urbanistica, l'architettura, ma anche le leggi, che tendevano a rafforzare il concetto di cittadinanza. Esse favorivano cioè i residenti rispetto i forestieri, penalizzando coloro che si trasferivano, temporaneamente o per matrimonio, altrove, e premiando invece quanti, da altri Stati, vi si stabilivano definitivamente.

Molti studiosi, dopo di Lei, si sono dedicati allo studio di Sabbioneta e del suo ideatore, organizzando una serie di convegni e iniziative in loco. L'hanno mai invitata?

No, mai. Nell'arco di trent'anni, dall'uscita del mio primo opuscolo, non una sola volta. Ma io sono fiero di ciò perché rimarca che mai ho goduto di protezioni, politiche o accademiche, invece tanto preziose in Italia. La presentazione dell' Editio maior del mio libro, svoltasi il 19 maggio nel Teatro all'Antica (qui il video dell'evento), è stata dunque in tutto e per tutto una novità. Ho dovuto attendere il 2013.


 


mercoledì 19 giugno 2013

Attualità del Duca

Il Duca di Sabbioneta si ispirò all'antica Roma. Ma la sua biografia ci racconta, attraverso la storia, i grandi temi del presente: dall'immigrazione araba in Europa ai fermenti autonomisti, al ricatto del debito statale. Continua l'intervista del prof.  Canova all'autore.





L'antica Roma, con le sue colonie, come modello di "patria"
L'archeologia come fonte di ispirazione

 

Dunque la lettura del libro per comprendere, attraverso la narrazione storica, la vita di un principe ossessionato dal mito della città ideale, e al tempo stesso fenomeni odierni?

Molti fenomeni attuali hanno profonde radici nella storia, e non si possono spiegare se non attraverso il racconto, la via più semplice e agevole per capirli.

 

Quali ad esempio?

Nell'ultimo post abbiamo parlato dell'antagonismo, o della convivenza, di arabi ed europei, di Oriente e Occidente. Ma non dimentichiamo i protestanti, la profonda frattura tra Chiesa romana e luterana che il Duca di Sabbioneta non solo conobbe, ma anche visse, con la zia insidiata dall'Inquisizione e gli ebrei (altra minoranza che emerge con forza) che, sotto l'egida del Duca, avevano aperto un'importante tipografia, ed ora la dovettero chiudere.

Un secolo quindi connotato da questioni religiose.

Non solo. Pensiamo a quando il Duca fu viceré in Navarra. Alle forti rivendicazioni autonomiste che permangono ancora oggi. Ai baschi ad esempio, cui nel libro ho dedicato un approfondimento anche visivo, attraverso stampe d'epoca. O alla Catalogna, dove il Duca conobbe una tematica indipendentista che conosciamo pari pari ai nostri giorni.


In questo modo Lei intende valorizzarlo anche come statista.

Certamente, non avendo patria pensò a creare lui stesso una patria. E come insinuare nei sudditi questo concetto se non attraverso leggi che li inducessero a difendere l'interesse dello Stato, a rispettare un ordinamento, a partecipare alla milizia, a godere di protezione e immunità anche per i delitti da loro commessi in altri Stati? Parliamo di un atteggiamento mentale che, in maniera velata, permane ancora oggi: si pensi al caso dei due marò italiani sotto processo in India, e al tentativo di "salvarli" proprio con un discutibile "rimpatrio".


Il Monferrato, come oggi la Grecia, conobbe il ricatto del debito
Soldati tedeschi (particolare, dal libro)

 


Vi sono dunque punti di contatto tra le due epoche?

Certo. Ma Le dirò di più. Pensiamo alla Grecia moderna, strangolata dal debito. E pensiamo al Monferrato di allora, a lungo dominato da una dinastia per caso di origine greca. Bene: il Duca fu inviato proprio in Monferrato, a stroncare una rivolta della popolazione, ricattata (allora come nel caso di oggi) con la minaccia del debito. Operò, anche allora, ubbidendo a interessi sovrannazionali (la dinastia degli Asburgo, che dominava l'Europa dell'epoca). E si servì (altra curiosità) proprio di soldati tedeschi.


Dunque la tragedia greca di oggi ebbe un precedente nell'Europa del '500?

 Io direi più di un precedente. Ma il caso del Monferrato è emblematico. Il debito pubblico non è un fatto esclusivo di oggi (sotto i papi, ad esempio, permise di costruire mezza Roma). Forse però, piuttosto che di un precedente della Grecia di oggi, è più corretto parlare di un centralismo europeo che, allora come oggi, tende a strangolare gli Stati periferici. E' sempre vero il proverbio: il pesce più grosso mangia il pesce più piccolo.

 

Lei parla di un ruolo del Duca nella politica europea dell'epoca.

Certo. Il suo fu un ruolo determinante. Non dimentichiamo che il Duca fu un grande progettista di fortificazioni. Lo scontro tra mondo cristiano e mondo musulmano, dopo le crociate del Medioevo, si ripresentò con altrettanta veemenza nel 1571, non a caso in Grecia (allora come oggi chiave di volta della politica europea, e mediterranea). Parlo della battaglia di Lepanto.

Ma questa cosa c'entra dal momento che il Duca allora si trovava in Spagna?

Mentre gli sforzi del mondo cattolico erano concentrati a Lepanto, c'era naturalmente, come in tutte le guerre, chi cercava di approfittarne. In questo caso i protestanti, per intenderci inglesi e francesi, che meditavano di aggredire alle spalle la Spagna, passando per la frontiera basca. Le province basche, come tallone d'Achille del blocco cattolico, costituivano un importante tassello degli equilibri politici del tempo.




Un esempio di fortezza ideale del '500
Pamplona, by Michael Newman, Geolocation


E il Duca cosa fece?

Abbiamo detto che era apprezzato come generale, organizzatore di eserciti, stratega e in particolare costruttore di fortificazioni. Fu appunto lui a salvaguardare la difficile frontiera dei Pirenei, organizzando milizie e costruendo fortificazioni. La cittadella di Pamplona, in Navarra, da lui costruita, nel corso della storia non fu mai espugnata. La si può ammirare ancora oggi.

 

Dunque già all'epoca un ingegnere e architetto di rilievo europeo.

Di più: egli fu un urbanista. Quella dell'urbanista è una figura "nuova", che emerge nel Rinascimento, e nasce proprio dall'osservazione, attraverso i ruderi, del passato. Di conseguenza egli replicò nella propria città ideale, sia pure in proporzioni o con materiali minori, monumenti significativi della Spagna come di Roma, alcuni dei quali sono stati identificati e sono riconoscibili nell'iconografia che accompagna la nuova edizione del libro.

domenica 9 giugno 2013

Il duca è tornato a Sabbioneta

 Domenica 19 maggio il libro "Il duca di Sabbioneta" è stato presentato a Sabbioneta nel Teatro Olimpico (il primo del Rinascimento costruito come edificio apposito). Un breve video della presentazione è disponibile qui: http://youtu.be/gduQFUt_HuY


    

Qui il filosofo Mario Nizzoli e il Lago di Nemi sulla via Appia
Il libro nel servizio di Mantova TV
 
 
 E' la prima volta che il biografo di Vespasiano Gonzaga Colonna, del fondatore cioè della Piccola Atene de' Gonzaga, viene invitato a Sabbioneta, città e personaggio al cui studio si dedica da decenni.
 La presentazione del suo libro, la biografia "Il duca di Sabbioneta, guerre e amori di un europeo errante" è stata a cura del critico letterario e storico, prof. Franco Canova, mentre l'attore Alan Beccari ha letto alcuni brani.

venerdì 24 maggio 2013

Un duca tenebroso e la città ideale.

La vita di Vespasiano Gonzaga Colonna (1531-1591), figura di "europeo" ante litteram, trascorsa in giro per l'Europa, ci permette di comprendere, attraverso il racconto, tematiche antiche e moderne. Il prof. Franco Canova intervista l'autore.
 


 
Lo Stato ideale nelle sue forme e nelle sue leggi
La città ideale, anonimo fiorentino del '400
 
 
 

Sarzi Amadè, Lei ha dedicato decenni, si può dire una vita di ricerche alla figura del duca di Sabbioneta. Ci può dire in due parole chi fu?

Vespasiano Gonzaga Colonna -questo il suo nome- fu statista, mecenate, condottiero, diplomatico, agente segreto, e trascorse l'esistenza in giro per l'Europa e per il Mediterraneo, ossessionato dal sogno di creare una città ideale.


Ci riuscì?

Fu un sogno tipico del Suo tempo. Non dimentichiamo che fu papa Pio II (che, fatto poco noto, era un antenato del Gonzaga) a fondare in Toscana la città di Pienza. L'attuazione di Sabbioneta, in Lombardia, è dunque un episodio di un'epopea.

 

Ma allora il duca di Sabbioneta non era lombardo?

Soltanto all'età di diciotto anni si stabilì in Lombardia, ma vi trascorse solo gli ultimi dodici della sua esistenza (e neppure in modo continuativo), dunque appena un quinto della vita. E solo in questo periodo poté spendersi interamente per attuare la città ideale. Fino ad allora vi si era dedicato tra un viaggio e l'altro, in modo discontinuo.

Un libro, il Suo, ambientato quindi in tutta Europa.

Sì. Ma non è un romanzo. Sebbene la vicenda sia appassionante (forse più di un romanzo: attenzione, parlo della vicenda, il libro lo giudicheranno i lettori) c'è una ricca bibliografia.


Che cosa rappresenta per il lettore comune, la vita del duca di Sabbioneta?

Essa costituisce una chiave per comprendere, attraverso la battagliera epopea di questo duca un secolo determinante della storia d'Europa, e attraverso la storia i temi che sottendono alla realtà di oggi.




Il Duca salvò la pace guadagnata con la battaglia di Lepanto
Il Duca ebbe un ruolo nell'Europa del '500


Cosa rappresentò il sogno di creare una città ideale?

Il sogno di creare una città ideale accompagnò la vita di molti principi. Questo fu un caso "fortunato". Qui il Duca volle replicare le cose migliori che aveva veduto in giro per il mondo: scorci, edifici; e naturalmente volle dar concretezza a una raccolta di cimeli raccolti nei suoi viaggi oppure acquistati per procura, e così a una biblioteca, a una scuola.

Pensiamo all'accademia da lui fondata.

Non solo. Ma, come avevo evidenziato già nella prima edizione, ottenne il privilegio di nominare dottori in qualsivoglia disciplina riconosciuti in tutte le università d'Europa. Un evidente riconoscimento al suo ruolo di protettore dei saperi, di vero mecenate.

Quando Lei parlava di cimeli, intendeva dire archeologici?

Certamente. Già nella prima edizione del libro avevo documentato la provenienza di certi reperti romani da uno scavo, possiamo dire, selvaggio, che lui attuò in Spagna: lo scavo di Carthago Nova, la leggendaria Nuova Cartagine fondata da Asdrubale in Europa, e poi considerata non solo nei secoli, ma nei millenni, il porto mediterraneo per antonomasia.

Quindi un archeologo?

Se vogliamo. Scavi selvaggi ne furono eseguiti a iosa nelle varie epoche e ahimé se ne eseguono ancora oggi. Però avevo così individuato la probabile provenienza di parte dei reperti romani di Sabbioneta. Potrebbe essere il caso ad esempio della statua di Pallade che si trova tuttora sulla piazza dov'era il castello.



Un cimelio romano, forse da Cartagena, in Spagna, la Nuova Cartagine
La statua di Minerva a Sabbioneta
 

 

Lei ha ricordato Asdrubale, dunque un africano in Europa. Un altro tema toccato dal Suo libro.

Il Cinquecento fu un'epoca in cui emerse con forza il tema dei nordafricani in Europa. Pensiamo alle masse arabe presenti in Spagna, al loro desiderio di riscatto, ai problemi diciamo di ordine pubblico. Il Duca, nei suoi viaggi in Spagna, ne fu profondamente coinvolto.

L'antagonismo tra cristiani e islamici del resto riguardò anche altri Gonzaga...

Pensiamo a quando il Duca era bambino e i pirati cercarono di rapirne la zia Giulia. Ma anche agli ordinari rapimenti di cristiani da parte degli algerini che facevano mercato di schiavi sulla piazza di Algeri, come documenta una straordinaria stampa d'epoca che ora è una delle centinaia che illustrano il libro.
 
 
Una "preda" di guerra in un mercato del nord Africa
Schiavo cristiano al mercato di Algeri

 


E' l'antica rivalità tra Oriente e Occidente.

Siamo però obbiettivi. Anche i cristiani, gli europei per intenderci, ne hanno fatte di cotte e di crude. Pensiamo alle condizioni in cui costringevano gli arabi in Spagna, un aspetto che il libro evidenzia, e che emerge con forza nell'Europa di oggi. Ciò che vediamo ai nostri giorni nelle banlieue francesi non è in sostanza molto diverso da ciò che accadeva nel '500 nella Spagna mediterranea.