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sabato 3 dicembre 2016

La discussa fine del figlio Luigi.

Una delle "ombre" che avvolgono la figura del Duca di Sabbioneta è costituita dal sospetto che egli avesse ucciso, con un calcio, l'unico figlio. Una circostanza che non è mai stata gradita alle autorità locali. Il prof. Franco Canova, storico, ne parla con l'Autore del libro. 


Il cugino omonimo di San Luigi
Luigi Gonzaga di Sabbioneta

Sarzi Amadè, è vero che Vespasiano Gonzaga uccise il figlio con un calcio?

E' quanto sostiene una versione ottocentesca, di quasi tre secoli posteriore, e dunque poco credibile. Stando ai documenti, la morte del giovanetto appare sospetta. Infatti Luigi Gonzaga morì a quattordici anni, e tuttora si conserva il suo testamento. Un particolare inquietante: mi dica quale ragazzo di quattordici anni può mai pensare di fare testamento! E' chiaro che si tratta di un falso. Infatti esso contiene disposizioni del tutto rituali, che si conciliano poco con l'età del soggetto.

Perché il testamento sarebbe falso?

Un fanciullo di quattordici anni, di norma non aveva alcun bisogno di fare testamento, perché non poteva ancora disporre di beni (a maggior ragione se il padre era vivo). Questo fu evidentemente dettato dal genitore, o dai giuristi, quando il ragazzo era appena morto: probabilmente essi ricordarono al Duca l'importanza di dimostrare con un documento legale che il figlio era spirato serenamente. Ma in un certo senso il testamento stesso lo dice...

Dunque il testamento stesso lo rivelerebbe?

Il notaio scrisse testualmente che il fanciullo volle di propria iniziativa fare testamento (pensate: a quattordici anni compiuti!) "affinché dopo la sua morte non sorga scandalo". Ora, premesso che la morte di un adolescente era molto comune all'epoca (non c'erano certo gli antibiotici!), perché mai nel caso di Luigi Gonzaga avrebbe dovuto provocare scandalo? Una morte per una malattia conclamata non era certo scandalosa, ma prevedibile. Inoltre siamo obbiettivi: ce lo vedete un ragazzo di quattordici anni conscio della morte imminente, sotto l'incrudire della febbre, che si preoccupa dello scandalo che seguirà al suo decesso? Chiaramente è un falso.


Un caso "proprio" della criminologia
Il cranio di Luigi Gonzaga, figlio del Duca.

Ma ciò che senso poteva avere?

Non possiamo sapere questo. Ma soltanto supporlo: evidentemente le cause della morte non erano del tutto limpide, e avrebbero potuto ingenerare complicazioni legali e politiche.

Il ragazzo dunque non morì di una comune malattia?

Se così fosse stato, dovremmo desumerne che il padre avesse informato il figlio, malato, che stava per morire, dandogli la possibilità di "testare". Ma ciò evidenzierebbe una crudeltà sconosciuta, penso, a qualsiasi padre.


Eppure, nei convegni a cui non L'hanno mai invitata, è stato sostenuto che, in base all'esame delle ossa, il ragazzo non poteva essere morto per un trauma fisico.
Questo fatto che il Duca possa avere ucciso (ricordiamo: del tutto accidentalmente!) il proprio figlio, non sembra molto gradita in loco. Dispiacerebbe che prevalesse la tentazione di usare il fondatore della città ideale come un'icona mediatica. Già negli anni Settanta fu propugnata la versione "pulita", e nel 1988, con il ritrovamento delle ossa, e dunque l'esame dei reperti, è stata commissionata un'analisi. Ma questa ha constatato il cattivo stato di conservazione delle ossa (al punto che, a detta degli esperti, non si potrebbe più neppure isolare il Dna), senza individuare le cause della morte, che rimangono sconosciute. Vorrei rimarcare che, in circostanze del genere, verità propinate come assolute, perdono, a mio avviso, di credibilità scientifica. La scienza diffida della parola "certezza".

Perché Lei, pur occupandosi da una vita di Vespasiano Gonzaga, per oltre vent'anni non è mai stato coinvolto in convegni e dibattiti sul personaggio da Lei riscoperto?

Temo che la risposta possa in parte dipendere da quanto si è detto; forse avrei potuto essere di disturbo.


Cosa può far pensare a una morte violenta?

La leggenda divulgata nell'800, secondo cui il Duca uccise il figlio con un calcio, è scarsamente attendibile. Ma ciò non significa che sia infondata. Non dimentichiamo che il Duca, in seguito alla tragedia, costruì, tra la sua città e il santuario dei Cappuccini, una propria residenza che chiamò Il Giacinto, dove negli ultimi anni della sua vita amava ritirarsi in cerca di solitudine. La simbologia di nomi e luoghi è eloquente.


Come si spiega il nome "Il Giacinto"?

E' un altro mistero. Ma ci sono due punti fermi: in Val Padana questo tipo di fiore non esiste; e nelle residenze del Duca i temi ricorrenti alludono alla storia romana e alla mitologia classica. In mitologia Giacinto è appunto l'amico che Apollo aveva ucciso involontariamente, giocando, e aveva trasformato nel fiore. Altri significati simbolici o allegorici non sono conosciuti. Il paradosso è che gli autori ottocenteschi che riferiscono la leggenda della morte accidentale di Luigi, mostrano di non avere alcuna consapevolezza che fosse esistito il Casino del Giacinto.

Quindi?

Quindi restano dubbi, inquietanti, ma pur sempre dubbi, sulle cause della morte. Uno storico non può allinearsi a direttive o tendenze.

 

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